Agenti infedeli che consentivano l’ ingresso di droga e telefoni. Ora anche agenti “picchiatori”. Carceri di Trapani a perdere. L’ inchiesta della Procura sui presunti casi di tortura, ancora una volta pone l’ accento sulle criticità del Pietro Cerulli. Criticità in materia di sicurezza, ma anche strutturali.
Il reparto Blu, teatro delle violenze e delle umiliazioni commesse tra il 2021 e il 2023, che avrebbero subito i detenuti, è stato chiuso. Sono state, infatti, riscontrate, mentre le indagini erano in corso, carenze igienico-sanitarie. Disagi non solo per i reclusi, pertanto, ma anche per gli agenti penitenziari. Organico ridotto all’ osso e celle sovraffollate completano, poi, un quadro desolante che in passato culminò in rivolta.
Ed è proprio in questo contesto, di girone infernale che sarebbero maturate le violenze contro i detenuti affetti da problemi psichici.
Botte e non solo. Se la legge del manganello – secondo le risultanze investigative condivise dal Gip – serviva per instaurare un clima di terrore, la subdola strategia della calunnia sarebbe stata utilizzata per mascherare gli abusi, addossando responsabilità alle vittime,
con la protezione di altre guardie che sapevano e restavano in silenzio.
Complici silenti e servizievoli in un assodato clima di condivisione che poi era l’ arma in più della “Squadra di picchiatori” in divisa, pronta “a sminchiare” la “capatosta” di turno, ossia il detenuto più irrequieto e “se i medici parlano, – dicevano i poliziotti coinvolti – sminchiamo anche loro”. Nessuno, insomma, si doveva mettere contro.
Tra gli indagati anche una donna. Testimone omertosa – secondo la tesi investigativa – delle violenze e degli abusi perpetrati dagli uomini.
Lei era presente quando il detenuto che incendiò la cella per protesta sarebbe stato aggredito e picchiato per punizione. L’ indagine è partita proprio da quell’ episodio.
“Un conto è l’uso legittimo della forza, come previsto dall’ordinamento carcerario – ha sottolineato il comandante del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, Ezio Giacalone, – cosa ben diversa è , invece, la violenza gratuita”. Per il procuratore Gabriele Paci, invece, il numero dei poliziotti coinvolti, un quinto dell’organico, “deve fare riflettere”, sottolineando, infine, che “ grazie alla collaborazione della Direzione delle carceri e la restante parte sana dell’Amministrazione penitenziaria sono state installate le telecamere che hanno documentato tutti gli abusi e le violenze che avvenivano nel reparto Blu». E mentre sul web si accende il dibattito tra colpevolisti e innocentisti, chi non si rispecchia nei due schieramenti, pone una domanda: in un istituto penitenziario vivibile, sia per i detenuti, sia per gli agenti in servizio, le presunte torture sarebbero state commesse?
(LuTod)


















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