di Mario Torrente
Dunque Trapani continua a restare a secco. Mentre proseguono i lavori al bypass nel tratto di condotta danneggiata, in città l’acqua arriva, se e quando arriva, ogni quattro giorni. Già, perchè ci sono utenze che, nonostante i turni, non riescono a rifornirsi nemmeno quando spetterebbe a loro secondo il calendario comunicato dagli uffici del Comune di Trapani. Questo, da quanto spiegato dall’esecutivo di Palazzo D’Alì, per problemi di pressione. Accade così che in una stessa zona c’è chi riceve acqua e chi no, restando ancora con i serbatoi vuoti. A volte anche nella stessa strada: da un lato arriva, nell’altro no.
Tutte le speranza sono dunque per il by pass, in fase di realizzazione, che dovrebbe quantomeno tamponare l’emergenza, almeno così si spera, in attesa nei lavori di riparazione dei sessanti metri di condotta danneggiata. Centimetro più, centimetro meno. Per i lavori definitivi si aspettano infatti i tubi. Ma questo sarà un intervento, hanno spiegato dagli uffici del servizio idrico, più complicato e tutt’altro che semplice. Intanto l’obiettivo, nel breve periodo, è di fare la Pasqua con l’acqua nelle case, nelle attività commerciali e nelle strutture ricettive, dove nelle prossime settimane si aspettano un po’ di turisti. Provando a, rifiatare dopo settimane decisamente non facili e con un intero territorio in sofferenza. Come non si vedeva ormai da molti anni.
Il bypass è infatti un’opera provvisoria che dovrebbe permettere (il condizionale resta d’obbligo fino a quando non si saprà se e come funzionerà) di fare arrivare l’acqua dai pozzi di Bresciana, a circa sessanta chilometri di distanza da Trapani. Sì, perchè i rifornimenti idrici per la città, e non solo, “viaggiano” su un acquedotto lungo decine di chilometri, su tubature che spesso e volentieri si rompono. Le cronache di questi anni sono piene di notizie e titoli sui fermi nell’erogazione idrica per rotture nella condotta o guasti vari. Compresi quelli ai pozzi. Ci sono stati poi i ripetuti danneggiamenti all’impianto. E per non farsi mancare nulla anche i casi di acqua inquinata. Tutto questo a Trapani tra la fine 2023 e l’inizio 2024.
Ma gran parte di questo racconto è incentrato dalle parti di Bresciana, nel territorio di Castelvetrano. L’acqua che arriva nelle case dei trapanesi in buona parte viene infatti presa da dieci pozzi (in tutto sono 18) attraverso delle pompe potentissime che la immettono nella condotta per indirizzarla verso Trapani e dintorni. Con costi di gestione tutt’altro che bassi visto che ogni anno il Comune di Trapani per l’impianto di Bresciana paga bollette per l’energia elettrica di circa 2 milioni di euro. A queste somme si devono sommare poi le manutenzioni, le riparazioni e tutto ciò che orbita attorno a questa struttura, di fatto vitale per la macro area trapanese. Gli ultimi investimenti fatti di recente, proprio su condotte e pompe per evitare altri guasti e fermi nell’erogazione, si aggirano attorno alle 700 mila euro. Centesimo più, centesimo meno.
Insomma, l’acqua costa. E pure parecchio, considerato che viene presa da sottoterra (e pure ad una certa profondità) per poi fare circa 60 chilometri ed arrivare al grande serbatoio di San Giovannello, dove però non finisce tutto il “carico” idrico che parte da Bresciana, che ha una portata media di 220 litri al secondo. Ci sono infatti diverse diramazioni che riforniscono altre località e siti. A San Giovannello confluiscono, destinati al centro urbano di Trapani, circa 70/80 litri al secondo, o qualcosa in più in base alle esigenze ed al periodo. Ma il fabbisogno della città si aggira attorno ai 160 litri al secondo. Quindi serve un altro tanto quanto la fornitura di Bresciana.
Il resto dell’acqua destinata ai trapanesi arriva in minima parte da pozzo Madonna. Ma davvero in minima parte. Questo impianto per adesso eroga infatti circa 10 litri al secondo, quando prima ne dava una media di 24 l/s. In altri tempi la sua portata sfiorava i 30 l/s. Ma da circa 7-8 mesi ha dimezzato la sua portata. Cosa sta accadendo? Si sta prosciugando? Potrebbe e lo stesso Orazio Amenta, dirigente del servizio idrico del Comune di Trapani, non lo esclude. Al momento si sta monitorando la situazione. Questa assieme a tante altre.
Del resto siamo davanti ad uno scenario di siccità regionale, dove oltre agli invasi ben al di sotto del livello di guardia, bisogna fare i conti con la situazione delle falde acquifere, che si alimentano con le piogge. O meglio, si dovrebbero alimentare. E non piovendo (ed in Sicilia i dati della pioggia in questo inverno 2024 sono a dir poco allarmanti, diciamo che negli ultimi mesi si sono toccati diversi record) i livelli delle falde si vanno abbassando sempre più facendo saltare il valore medio estate/inverno dei pozzi. Anche perchè, vuoi o non vuoi, in queste settimane di emergenza idrica, per certi aspetti davvero senza precedenti, si sta prelevando parecchio dal sottosuolo per provare a tamponare una situazione che giorno dopo giorno appare sempre più frammatica, con abitazioni a secco e tantissime famiglie e attività economiche) che non sanno come fare per far fronte ai loro fabbisogni.
L’acqua, ben si sa, è un bene essenziale, primario. E se manca sono problemi seri. E non tutti possono permettersi di pagare carichi su carichi di autobotti, anche se dal Comune hanno fatto sapere che le somme, pagamenti in regola e bollette alla mano, saranno rimborsate. Ma infanto c’è da anticipare, pagando decine di euro per ogni chiamata di autobotte.
Tutto ciò mentre Siciliacque continua a ridurre le portate idriche nei Comuni a causa dell’emergenza idrica in Sicilia. La grave situazione regionale sta influendo pesantemente sulla già drammatica situazione trapanese, a secco visto che è stato reciso il cordone “idrico” con i pozzi di Bresciana. La fornitura media di Siciliacque per la città di Trapani è di circa 70 litri al secondo. Nei giorni scorsi, per fronteggiare l’emergenza del Comune di Trapani, l’Autorità di Bacino aveva aumentato il quantitativo a 120 l/s ma da sabato si è passati a 50 l/s. Troppo poco anche per turni di ogni quattro giorni tra centro storico e Trapani Nuova. Con la conseguenza che, a causa della pressione, non tutti nella stessa zona riescono a rifornirsi. I più fortunati mettono qualcosa nei serbatoi. Altri no. Se ne parla al prossimo giro tra quattro giorni. Nella speranza che vada meglio.
Intanto i lavori al bypass procedono, ma l’acqua a livello regionale resta razionata e nei comuni, compresi quelli della provincia di Trapani, ne arriva sempre meno perchè gli invasi sono sotto il livello di guardia. Il che ha fatto scattare il razionamento mentre la situazione climatica nell’isola si va facendo decisamente seria. E se non arriveranno abbondanti piogge nelle prossime settimane saranno davvero guai. Le riserve idriche cominciano a scarseggiare con tutto ciò che ne consegue per l’agricoltura, negli allevamenti, nelle città ed in ogni angolo dell’isola dove serve acqua: praticamente ovunque. Ed anche la natura, gli alberi, le piante, la fauna e tutta la biodiversità che popola le aree ambientali rischia di andare in sofferenza. L’estate è dietro l’angolo, con le temperature che restano agganciate più a parametri primaverili che invernali. E tranne qualche sporadica parentesi, non si vedono nuvoloni carichi di pioggia degni di questo periodo dell’anno. E se continua così saranno guai seri. Per tutti.
La Sicilia, del resto, è l’unica regione in Italia e tra le poche in Europa, ad essere in zona rossa per carenza di risorse idriche. Nella stessa situazione si trovano Marocco e Algeria. E mentre il governo regionale ha già dichiarato lo stato di calamità naturale per siccità severa, c’è da capire quali politiche saranno messe in campo per fronteggiare questa autentica emergenza, ma con la prospettiva rivolta al lungo periodo, oltre che a misure per tamponare il momento davvero difficile . Perchè se è vero che la questione ruota attorno ai cambiamenti climatici con annessa avanzata della desertificazione (non va dimenticato il dramma degli incendi), forse sarebbe il caso di iniziare a ragionare, a tutti i livelli, su cosa fare per assicurare l’acqua ai siciliani ed al tessuto produttivo, a partire dall’agricoltura ed agli allevamenti.
Forse un punto di inizio sarebbe contenere gli sprechi, ottimizzando e riutilizzando ogni goccia d’acqua. Compresa quella che, a vario titolo, buttiamo a mare. Ad esempio, perchè non riutilizzare le acque depurate come avviene in altri paesi?. Le tecnologie del 21esimo secolo permettono, in tutta sicirezza, il riciclo delle acque reflue depurate in modo da destinarle, come previsto dalla normativa di riferimento, in diversi settori, come per l’uso irriguo ma anche in applicazioni di tipo urbano e per impieghi agricoli e industriali. Ed a Trapani c’è un depuratore che, se opportunamente adeguato e migliorato, potrebbe dare il suo contributo per mitigare la carenza idrica fornendo una buona riserva da potere destinare in vari ambiti. Altrove avviene già da tempo. Ed anche Trapani fa parte dell’Europa. Ed il riutilizzo delle acque reflue depurate in altri paesi è già realtà da tempo. Italia compresa.
Vicino al depuratore c’è poi il dissalatore, non più in funzione dal 2014 e da anni ormai in condizioni di degrado e abbandono. E mentre la città soffre la mancanza d’acqua l’impianto continua a restarsene silenzioso davanti alle saline. Dopo tutti i soldi pubblici spesi per la sua realizzazione e manutenzione. Il fatto è che la dissalazione dell’acqua del mare potrebbe essere davvero una delle soluzioni ai problemi di erogazioni idrica agganciati alle meno piogge ed alle conseguenze su invasi e falde. Questo dissalatore, però, è da smantellare del tutto, ormai vecchio e obsoleto, per di più con costi molto elevati ed una tecnologia superata. È praticamente da rifare completamente, meglio se in un altro sito, liberando così questa grande area davanti alla Riserva delle Saline. Ed in una città circondata dal mare l’ipotesi di un dissalatore appare come quella più a portata di mano, con la fonte di approvvigionamento praticamente a pochi metri dal centro urbano.
Per adesso, invece, l’acqua destinata ai trapanesi viene presa nel sottosuolo del territorio di Castelvetrano con costosissime e potentissime pompe per fare un viaggio di 60 chilometri in una lunga condotta (che può “capitare” che si rompa in un tragitto così articolato e impegnativo) e arrivare a destinazione nel serbatoio di San Giovannello per essere poi sganciata in città. Sempre salvo imprevisti. Quelli, purtroppo, non mancano mai. L’ultimo intoppo, che porta la data del 31 gennaio, sta lasciando a secco una macroarea con 70 mila e passa abitanti. Ma anche nei mesi precedenti le cose non è che sono andate proprio bene. Negli ultimi nove mesi le cronache locali sono state piene di notizie legate all’acqua ed ai problemi legati ai pozzi di Bresciana, iniziando con gli atti vandalici nel mese di giugno per passare alle varie rotture nelle condotte, i distacchi dell’Enel, sovraccarichi termici ed arrivare alle prime settimane del 2024 con la vicenda dell’inquinamento dell’acqua in alcune zone della città.






















![Trapani Shark: nonostante il caos arriva la nona vittoria [GALLERY]](https://www.telesudweb.it/wp-content/uploads/2025/12/copertinashark-218x150.jpg)

















