Il personale ausiliario ASU dei musei e dei siti archeologici della Sicilia oggi ha incrociato le braccia per protestare contro le condizioni di lavoro e la bassa remunerazione, ferma a poco più di 600 euro mensili. 

Sono 280, distribuiti in tutti i siti archeologici e i musei siciliani. Sono lavoratori per i quali l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali, nonostante sentenze di giudici del lavoro e gli obblighi inderogabili di legge, non ha provveduto ancora a predisporre un programma di fuoriuscita da questa forma di precariato. Dei 280 in Sicilia una quarantina di lavoratori sono in servizio presso musei e siti archeologici della provincia di Trapani.

Una quindicina sono dislocati presso il Museo Pepoli, 9 presso l’area archeologica di Segesta e 5 direttamente impegnati presso gli uffici della soprintendenza. I lavoratori non chiedono la definitiva uscita dal bacino del precariato ma, almeno e intanto, una proroga dell’orario di lavoro da 20 ore settimanali a 36 ore settimanali. 

Si tratta di lavoratori che svolgono le stesse mansioni dei dipendenti regionali a volte lavorando oltre le 20 ore settimanali senza che vengano riconosciute, ma guadagnando meno della metà

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