Trapani. La perdita del figlio, il dolore, la verità ancora lontana

Il tempo si è fermato. È rimasto aggrappato a una data maledetta: 28 ottobre 2024. Per Giusy, quel giorno non è passato. Non passerà mai. È lì, cristallizzato in un dolore che non conosce tregua, in un vuoto incolmabile. Suo figlio, Francesco Grispo, aveva solo 24 anni quando la vita ha deciso di voltargli le spalle. Per sempre.

Era alla guida di una Fiat Bravo, tornava a casa a Trapani dopo una giornata di lavoro in un’azienda di marmi a Custonaci. La Provinciale che ogni giorno lo vedeva passare, lo ha tradito. Uno schianto, violento, improvviso, contro una Dacia Duster, condotta da una donna, a circa 500 metri dal ponte Rio Forgia, nel territorio di Valderice. Poi il buio. Il trasporto disperato all’ospedale Sant’Antonio Abate. Le speranze ridotte a frammenti. E infine, la notizia che nessuna madre dovrebbe mai sentire.

“Quel giorno sono morta anche io”, dice Giusy con la voce spenta e lo sguardo che fissa un punto che non c’è.

Era il suo ragazzo d’oro. Così lo chiama. Affettuoso, solare, leale. “Mi raccontava tutto – ricorda – non aveva segreti. Io ero la mamma, ma anche l’amica”. Due anime intrecciate, complici, spezzate di colpo.

Ma assieme al dolore, cresce il dubbio. Un pensiero che corrode, che non le dà pace:
Francesco si poteva salvare? I soccorsi sono stati tempestivi?


È in terapia, Giusy. . “Non vivo più, non riesco a provare emozioni”. E intanto il calendario gira, ma per lei ogni giorno è quel giorno.

Finché non ci sarà chiarezza sulla dinamica. Finché qualcuno non le darà le risposte che attende.