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Le TV siciliane in protesta a Roma

Hanno manifestato il loro dissenso oggi d'avanti al Ministero dello Sviluppo Economico.

di Valeria Marrone

Una trasferta romana che probabilmente non sarà fruttuosa per il gruppo di emittenti siciliane che oggi hanno voluto manifestare il loro dissenso davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per essere state escluse, lo scorso 21 gennaio, dalla capacità trasmissiva. Una ottantina di Tv locali, infatti, rischiano seriamente di chiudere i battenti nei prossimi mesi, dopo il passaggio alla nuova tecnologia T2, prevista non oltre il 30 giugno da una improrogabile direttiva europea. Così come già accaduto di recente in altre regioni italiane a tanti colleghi. Nella seduta pubblica delle scorse settimane sono stati davvero pochi ad aggiudicarsi la tanto agognata capacità trasmissiva, messa a disposizione dal MISE per conto di Rai Way che ha vinto il bando sull’isola per le reti sia di primo che secondo livello. Quasi tutti “i grandi gruppi editoriali” di Palermo e Catania e pochi altri; fra queste anche Telesud. Ma tanti sono restati a bocca asciutta, soprattutto nelle province di Catania e Siracusa penalizzate più di altre per questioni tecniche nella loro aerea geografica. Adesso, queste “piccole” emittenti locali stanno portando avanti le loro istanze nei palazzi della Capitale. Oggi hanno manifestato il loro disappunto in via Veneto a Roma. Una delegazione, tutto sommato non troppo nutrita, “capeggiata” da Sebi Roccaro e Pino Maniaci. Una trentina di giornalisti/editori che dopo aver tentato invano di essere ascoltati dalla sottosegretaria alle Comunicazioni, Anna Ascani, nei suoi uffici di via Molise si sono recati alla Camera dei Deputati. Ad attenderli un paio di parlamentari: i grillino ragusano Eugenio Saitta e la forzista Stefania Prestigiacomo.

L’ex ministro siracusano, affiancata dal collega di partito Andrea Ruggeri, si è interessata in queste settimane al grido d’allarme dei “piccoli editori” siciliani assicurando che il Governo non è restato insensibile alla vicenda instaurando “un tavolo permanente” che dovrebbe trovare una soluzione per provare a salvare almeno qualcuna di queste realtà. Una eventualità, tuttavia, che sembra davvero remota allo stato attuale. Da parte loro, gli editori hanno messo nero su bianco la loro protesta, denunciando “le conseguenze per le centinaia di lavoratori tra giornalisti, registi e cameraman”, impegnati nel settore, chiedendo, inoltre, all’Ordine dei Giornalisti d’intervenire. Intervento arrivato oggi pomeriggio “esprimendo preoccupazione perché ogni antenna dismessa sarebbe una voce che manca al pluralismo democratico” chiedendo al Governo nazionale “di valutare interventi che possano consentire il mantenimento dell’offerta normativa e la tutela dei livelli occupazionali”. Nel frattempo, il responsabile del procedimento del Ministero, domani mattina ha convocato la nuova seduta pubblica che chiuderà, almeno in questo primo momento, la partita per l’assegnazione di capacità trasmissiva sull’isola. Da parte loro, gli editori esclusi annunciano battaglia anche sul piano legale volendo dare mandato all’avvocato Antonio Ingroia per presentare “presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto – denuncia per tutelare il diritto all’informazione.”

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