Nuove audizioni, nuove tensioni e un ritorno di violenza nel cuore della movida palermitana. L’inchiesta sull’omicidio di Paolo Taormina, il giovane ucciso con un colpo di pistola alla testa, continua a intrecciarsi con le ombre di una città che fatica a ritrovare un equilibrio. Ascoltati, nelle scorse ore, altri testimoni: alcuni per la prima volta, altri per chiarire versioni già rese. Restano ancora da definire il movente e le eventuali complicità di chi ha coperto la fuga di Gaetano Maranzano, 28 anni, oggi in carcere con l’accusa di omicidio.
Intanto, la zona dell’omicidio Taormina torna teatro di violenza. Una rissa è infatti esplosa nello stesso tratto di strada in cui Paolo Taormina ha perso la vita. A scatenarla un gruppo di giovani che si sono affrontati nel pieno della movida. Due ragazzi marocchini, di 22 e 27 anni, già noti alle forze dell’ordine, sono stati fermati e denunciati per rissa. Nel tentativo di riportare la calma, uno degli agenti è stato scaraventato a terra, fortunatamente senza gravi conseguenze. Un segnale inquietante, che riaccende il dibattito sulla sicurezza nel cuore della città e su quel confine sottile tra divertimento e degrado.
E proprio mentre il centro storico continua a essere teatro di episodi violenti, la commissione regionale Antimafia prepara una seduta straordinaria allo Zen, il quartiere dove viveva Maranzano. L’incontro, convocato dal presidente Antonello Cracolici nella chiesa di San Filippo Neri, sarà aperto a cittadini, scuole e associazioni.
«Lo Zen è Palermo – ha detto Cracolici – aiutiamo lo Zen a reagire».
Un appello che suona come un invito a tutta la città: reagire alla violenza e non assuefarsi all’idea che certi luoghi siano destinati a restare uguali a se stessi.


















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