Un altro lutto, un altro operaio che non farà più ritorno a casa. Antonino Bianco, 63 anni, originario di Calatafimi-Segesta, ha smesso di lottare nella notte tra mercoledì e giovedì. Ricoverato in coma farmacologico all’ospedale Villa Sofia di Palermo, è deceduto dopo più di tre settimane di agonia.
Era precipitato da un’impalcatura lo scorso 2 luglio, mentre lavorava in un cantiere edile nel centro storico di Trapani. La notizia della morte ha gelato colleghi, amici, familiari. Un colpo al cuore per una comunità che ancora una volta si trova a piangere una vittima del lavoro, in quella che ormai sembra una lunga e silenziosa strage quotidiana. Antonino stava svolgendo il suo mestiere — onesto, faticoso, pericoloso — quando un attimo di distrazione, o forse qualcosa che non doveva accadere, ha cambiato tutto.
L’operaio era caduto dal secondo piano di un edificio in ristrutturazione. Immediato l’intervento dei sanitari del 118, che lo avevano trasportato in condizioni disperate all’ospedale Sant’Antonio Abate. Poi il trasferimento d’urgenza a Palermo, nella speranza che le cure potessero salvarlo. Ma i medici, nonostante gli sforzi, si sono dovuti arrendere. Ora spetta alla magistratura e alle forze dell’ordine chiarire la dinamica dell’incidente. Ci si interroga sul rispetto delle norme di sicurezza in quel cantiere. Un interrogativo che torna puntuale, doloroso, ogni volta che il lavoro diventa morte. I familiari di Antonino, assistiti dall’avvocato Ornella Cialona del Foro di Marsala, vogliono sapere la verità.


















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