di Mario Torrente
Nei giorni scorsi è stata celebrata la Festa dell’albero ed a Trapani e dintorni si sono tenute diverse iniziative con messa a dimora di piccole piante con la speranza che presto possano diventare robusti tronchi con grandi chiome verdi. E durante le varie manifestazioni organizzate per l’occasione sono partite precise richieste di manutenzione del patrimonio naturalistico e di concrete e mirate politiche di riforestazione urbana e di rimboschimento di montagne e campagne.
Proprio stamattina, tra l’altro, Legambiente, dopo i vari momenti promossi nell’arco della settimana, sarà a Monte Erice, a pizzo Corvo, per un momento di sensibilizzazione ed educazione ambientale nel “Bosco delle Meravigli”, l’area dove anni addietro i bambini muntisi piantarono molti alberelli. Oggi quelle piante, anche grazie alla cura da parte del distaccamento di Erice della Forestale e dell’esperto Agroforestale Giacomo Coppola, che ha collaborato alla messa a dimora e successiva cura degli alberelli, sono cresciute e presto faranno prendere forma a boschetto voluto dai bambini ericini e dalle loro famiglie. Tra l’altro stamattina con Giacomo Coppola ed il presidente del circolo Trapani Erice di Legambiente Enzo Martinez, saranno raccolti dei semi dal versante dei Runzi per successive piantumazioni, sempre con il coinvolgimento della comunità muntisa.
Il sogno è di rivedere Monte Erice, ma anche le altre montagne, avvolte da quel “mantello verde” che un tempo era la “casa” per tanti animali e uccelli. Ma gli incendi, nel corso degli anni, hanno distrutto habitat e boschi, lasciando i monti spogli de sempre più brulli. Eppure gli alberi sono i nostri migliori alleati e possono dare un grosso aiuto per contrastare il riscaldamento globale e la crisi climatica.
I boschi, oltre a dare aria buona e ospitare biodiversità, assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, contrastando così la crisi climatica. Gli alberi rappresentano quasi delle vere e proprie “opere” di ingegneria ideate da Madre Natura con tante funzioni. Motivo per cui ci vorrebbero molti e sempre più boschi per difendere i territori. Invece da decenni il patrimonio naturalistico continua a bruciare, piuttosto che essere salvaguardato con piani di riforestazione per fronteggiare il riscaldamento globale. Le sfide del futuro passano sicuramente da una rigenerazione urbana in chiave green, dalla qualità dell’aria, dalla tutela del suolo e dalla mobilità sostenibile.
Gli alberi frenano l’avanzata dell’inquinamento, visto che per certi aspetti si nutrono di “smog”, assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno. Mediamente un singolo albero assorbe tra i 10 ed i 30 chili di CO2 all’anno. Naturalmente nella capacità di catturare quanta più anidride carbonica influisce la specie, l’età, le dimensioni. L’ulivo, ad esempio, è una delle piante da frutto con il maggior potenziale di assorbimento di CO2, arrivando ad incamerarne circa 425 chili in 20 anni. Ma ci sono alberi che superano i 100 chili di anidride carbonica all’anno.
Sono eccezionali purificatori dell’aria che mitigano il fenomeno delle isole di calore urbano. Nelle zone maggiormente cementificate, e con meno alberi, fa più caldo rispetto a quelle con più verde e con il suolo libero da asfalto e infrastrutture. E questo non solo per l’ombra sotto le chiome, che fa scendere la temperatura già di diversi gradi nell’area a riparo dai raggi solari.
C’è infatti anche il processo di evapotraspirazione, il corrispettivo arboreo della sudorazione umana: praticamente per raffreddarsi anche le piante espellono acqua, che una volta evaporata contribuisce a ridurre la temperatura dell’area circostante. Come ovvio, più alberi ci sono, più la temperatura potrà scendere. Ecco perchè è fondamentale puntare sulla forestazione urbana e sulla difesa degli alberi.
Secondo uno studio condotto in Usa, con una copertura arborea del 40 per cento nei quartieri e nelle strade di un centro urbano le temperature possono diminuire anche di 10 gradi. Insomma, le aree verdi in una città potrebbero fare da climatizzatori, dando frescura non a locali interni ad un edificio, ma ad interi contesti urbani fronteggiando così le ondate di calore. Per non dire che i boschi rappresentano delle vasche di assorbimento del carbonio.
Gli alberi e le foreste sono dunque indispensabili per proteggere il clima, perché immagazzinano carbonio in quantità considerevoli, il che aiuta a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, svolgendo quindi un ruolo fondamentale nella lotta contro l’aumento delle emissioni di gas serra. E quando gli alberi vanno a fuoco o vengono tagliati, il carbonio che è stato immagazzinato nelle piante viene rilasciato nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica, contribuendo così all’aumento delle emissioni di gas serra.
L’abbattimento di una foresta o di un bosco con molti anni di età rilascia quindi nell’atmosfera tutto carbonio accumulato nei decenni nella sua esistenza. A maggior ragione in caso di alberi secolari. I patrimoni naturalistici sono da proteggere davvero con i denti anche per contrastare il riscaldamento globale e aiutare il pianeta a ritrovare i suoi equilibri climatici. Ma nonostante i tanti benefici assicurati, di alberi ce ne sono sempre meno. I boschi continuano a bruciare, non se ne piantano di nuovi e nelle città il verde urbano continua ad essere poco.
A Palermo, per esempio, in base al rapporto Ecosistema urbano 2023 di Legambiente, si contano 12 alberi ogni cento abitanti, quando invece a Modena, per esempio, sono 117, 54 a Reggio Emilia, 40 a Torino, 37 a Milano. La media nazionale è di 24 alberi ogni 100 abitanti ma Trapani è molto al di sotto di questi parametri, con 6 alberi ogni 100 abitanti in area pubblica in base al rapporto di Legambiente Ecosistema urbano per il 2023, dove emerge una media di 7,2 metri quadrati per cittadino di verde urbano. Tutti parametri che poi finiscono con l’incidere sulle statistiche sulla qualità della vita dei capoluoghi di provincia italiani. Per fare un paragone con altri capoluoghi di provincia per a Trento il valore del verde urbano svetta a 402 metri quadrati ad abitante, a 347 a Rieti, 304 a Sondrio e 227 a Bolzano, con la media nazionale pro capite poco sopra i 50 metri quadrati.
I numeri del green in Sicilia sono insomma bassissimi, quando invece ci vorrebbero quanti più alberi possibili, con chiome verdi per contrastare l’effetto serra assorbendo anidride carbonica e dando ossigeno, frescura e facendo scendere le temperature di diversi gradi, mitigando quindi anche il gran caldo e le sempre più frequenti ondate di calore. Ma c’è dell’altro. Gli alberi sono infatti ottimi strumenti per contrastare il rischio idrogeologico in caso di piogge abbondanti ed eventi meteo particolarmente violenti.
Le radici infatti trattengono il terreno, riducendo così il pericolo di frane e smottamenti, mettendo in questo modo in sicurezza le zone sottostanti, un po’ come fatto alla fine degli anni Settanta ed Ottanta a Martogna, dopo le alluvioni nel sottostante centro urbano di Trapani nel costone ovest della montagna di Erice vennero impiantati tanti alberi. Oltre alle radici che ancorano il terreno, anche la vegetazione del sottobosco svolge una funzione basilare, riuscendo a rallentare e per certi versi a trattenere il ruscellamento delle acque piovane mentre le chiome fanno un po’ da ombrello al suolo, difendendolo dall’azione erosiva dell’acqua. Con tutto ciò che ne consegue.
E quaranta e passa anni fa, tra le azioni che si misero in campo per proteggere i centri urbani di Casa Santa Erice e Trapani venne impiantato il bosco di Martogna, in un progetto in cui venne coinvolto anche il Centro Ettore Majorana. Ma l’area demaniale , così come il costone di Sant’Anna e del Castellazzo della montagna di Erice, è stata duramente danneggiata da un terribile incendio, che ha fatto mancare tanti alberi. Con la conseguenza che l’acqua piovana ha maggiori possibilità di scendere verso il centro urbano contribuendo ad allagare le strade.


















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