Quando la chiesa di San Liberale aveva prospetto e campanile

L'antica immagine della collezione di Tonino Perrera. Questo pomeriggio a Trapani iniziativa davanti San Liberale organizzata dal gruppo giovani del Fai. San Liberale un tempo era conosciuta anche come la chiesa degli innamorati. Ecco perchè...

Una antica immagine della chiesa di San Liberale con prospetto e campanile. (Foto collezione Tonino Perrera)

di Mario Torrente

Ecco com’era anticamente la chiesa di San Liberale, a Trapani, quando ancora aveva un prospetto con tanto di colonne e campanile. Questa foto, che fa parte dell’archivio di Tonino Perrera, proviene da una antica lastra in vetro, quindi databile fra la fine dell’800 ed i primissimi del ‘900. Purtroppo la facciata di quella che fu la chiesa dei corallini non esiste più da molto tempo, ma resta sempre il sogno di rivederla come era un tempo, rifacendo prospetto e campanile.

Piuttosto, questo pomeriggio a partire dalle 18 il gruppo giovani del Fai di Trapani, che si è costituito da poco in città, a partire dalle 18 terrà la sua prima iniziativa proprio davanti San Liberale. Sarà un modo per puntare i riflettori su questo autentico gioiello della città di Trapani, che ci porta indietro di secoli, al tempo dei pescatori di corallo ed alla leggenda di San Liberale. Il Fai di Trapani, guidato da Nicola Adragna e Rita Barraco, in questi anni ha fatto un importante lavoro su molti monumenti del capoluogo e ad Erice. Non ultimo le iniziative fatte anche sulle Mura Elimo Puniche. E che l’avventura del gruppo giovani del Fai inizi proprio da San Liberale è sicuramente un segnale che lascia ben sperare per il futuro. Sarebbe bello oggi vedere tanti trapanesi a San Liberale per incoraggiare questo bel gruppo guidato da Roberto Valenti.

La chiesa di San Liberale ci riporta indietro nei secoli, al tempo dei Santi e dei pescatori corallini che andavano a caccia dell’oro rosso nelle coste del Nord Africa. Portando a Trapani quei preziosi rametti abilmente lavorati dai maestri corallari. E richiesti da sovrani, papi, cardinali, vescovi e nobili di tutta Europa. Trapani era insomma una città ricca ed importante. E buona parte dell’economia cittadina ruotava attorno alle barche coralline ed alle circa 25 botteghe che si trovavano in via Corallai. Che non era quella che conosciamo oggi tra la corso Vittorio Emanuele e la chiesa di San Francesco, ma l’attuale via Torrearsa.

Successivamente da via Corallai la strada prese il nome di via degli Scultori. E poi via Torrearsa. Le imbarcazioni dei corallai sostavano poi nel versante settentrionale della città, nel lato delle mura di Tramontana per intendersi. E furono proprio i pescatori dell’oro rosso a fare costruire la chiesa di San Liberale dopo avere preso una grande quantità di corallo nelle acque dove nord africane, nei pressi di Cartagine, dove secondo la tradizione venne martirtizzato Liberale, abate del monastero di Galsa, che non rinnegò mai la sua fede cristiana. Imprigionato a Cartagine e stremato dalla fame, fu portato su una nave dove venne legato mani e piedi. L’imbarcazione, una volta al largo, venne incendiata. Ma le fiamme non si svilupparono. Liberale venne quindi ucciso a colpi di remi sul capo. Alla fine il suo corpo venne gettato in mare. In quelle acque molti secoli dopo i corallini trapanesi fecero una pesca talmente abbondante da gridare la miracolo. Una volta rientrati in città sbarcarono tutto quel corallo dove oggi sorge la chiesetta. Fatta costruire in segno di gratitudine in onore di San Liberale.

Pagine di storia, dunque, antichissime che raccontano di Santi, corallini e corallari. Dei tempi in cui i trapanesi andavano a caccia dell’oro rosso. Prima nelle acque antistanti la città per spingersi, a rami ed a vela, fino alle coste nord africane nei banchi di Tabarka ed in tutte le altre zone dove c’era corallo da strappare agli abissi con “l’ingignu“, ovvero la croce di Sant’Andrea. La chiesetta di San Liberale ci porta indietro a quel periodo. Quasi fosse una capsula del tempo. Ed al suo interno si coglie proprio tutto il senso di questo viaggio a ritroso nei secoli. Che narra anche di tutte le vite vissute attorno a queste mura. Agli amori nati. Ed alle famiglie venute su proprio all’ombra della chiesa dei corallini.

Sì, perchè San Liberale, secondo la tradizione, è anche la chiesa degli innamorati. A quanto pare, una promessa d’amore fatta da queste parti vale per sempre. Al punto, secondo la tradizione, da convolare a nozze entro un anno. Così si narra ancora tra le vie del centro storico di Trapani. Ma la chiesa di San Liberale richiama anche la ricorrenza di Pasqua Ciuri.

Anticamente a Trapani il giorno di “San Liberale” veniva festeggiato il lunedì di Pentecoste con una scampagnata fuori porta tra gli scogli di Torre di Ligny, proprio vicino alla chiesa intitolata al martire cristiano fatta costruire dai pescatori di corallo molti secoli addietro. Arrivata ai giorni nostri con tutta la semplicità e la sobrietà della storia che racconta. Un tempo il giorno della Pentecoste veniva chiamato “Pasqua ciuri”. Ed il lunedì seguente era un po’ come la Pasquetta dei giorni nostri, che però ha preso piede solo dopo gli anni 50. A Trapani, città di mare, pescatori, naviganti e artigiani, il tradizionale appuntamento all’aria aperta che segnava l’inizio “da staciuni” era sette settimane dopo la Pasqua di Risurrezione, nel lunedì di Pentecoste per l’appunto.

Quel giorno si andava tra gli scogli di Ponente, davanti la chiesetta di San Liberale, stando tutti attorno alla “frazzata”, una grande coperta dove veniva riposto il buon cibo portato con le “trusce”: fave, uova sode, frittate e pisci salati. E tanti altri sapori che sapevano di mare e trapanisità. Era il giorno della “scialata”, dove si stava in riva al mare, tutti assieme per stare in famiglia, per la gioia di grandi e piccini. Purtroppo, in questi tempi moderni che ci vedono sempre più global e meno local, questa ricorrenza è ormai stata dimenticata. Eppure in questa chiesa c’è tanta storia e vita trapanese da potere riempire interi libri.