Home Attualità Si accendono le luci...e poi si consegnano le chiavi!

Si accendono le luci…e poi si consegnano le chiavi!

di Mario Torrente

Martedì sera alle 21 in punto accenderanno le luci delle insegne dei loro negozi. Ma sarà, simbolicamente, un’ultima volta. Perchè l’indomani mattina i gestori dei locali e delle attività commerciali si recheranno davanti ai palazzi municipali dei loro Comuni consegnando le chiavi dei propri locali. Alla mobilitazione nazionale “Risorgiamo Italia”, organizzata dai movimenti di imprenditori del mondo HO.RE.CA e dei Locali di Pubblico Spettacoli, hanno aderito anche commercianti ed gestori di diverse attitivà di Trapani, Erice e San Vito lo Capo. La manifestazione di protesta è stata promossa per accendere i riflettori sulla situazione che si è creata in tutta Italia a seguito dell’emergenza coronavirus. E che sta mettendo in ginocchio un intero tessuto imprenditorriale. Con risvolti drammatici a livello locale. Così ad Erice, dove la stagione sembra sempre più compromessa, con tante attività ormai prossime a chiudere i battenti, l’associazione “Il Bajuolo” ha lanciato tra commercianti e gestori di locali e strutture ricettive lo spegnimento delle insegne di tutte le attività. A Trapani la mobilitazione è invece guidata da dall’associazione “Trapani Centro”.

A Trapani la sera del 28 aprile i commercianti faranno dunque rivivere i loro negozi, riaccendendo le luci mentre l’indomani una delegazione si recherà al Comune di Trapani e successivamente in Prefettura per consegnare le chiavi dei locali. “Abbiamo aspettato fiduciosi – ha spiegato la presidente dell’associazione commercianti “Trapani centro” Marina Biondo – che fossero prese misure appropriate, provvedimenti capaci di dare a tutti noi la forza e la speranza di un futuro per le nostre famiglie e per le nostre attività, ma queste misure tardano ad arrivare e noi ci ritroviamo, ogni giorno che passa, a dover fronteggiare le spese di gestione, quelle che la notte ormai ci tengono svegli perché non possono essere sostenute senza alcun guadagno. Questo lungo periodo di stasi ha intaccato notevolmente le risorse economiche di tutti noi. Chi più, chi meno si è ritrovato in grande difficoltà e costretto ad attingere a quei pochi risparmi accantonati con grandi sacrifici”.

Diverse le questioni sollevate dai commericanti. E le relative domande su come fare.

Affitti arretrati: come si fa pagare l’affitto di un locale commerciale che è stato impossibilitato a produrre?

Bollette: come si fa pagare i costi di un servizio di cui non si è usufruito?

Clientela: come si può tornare alla normale produttività delle nostre attività con un sistema turistico totalmente bloccato?

Distanziamento sociale: come possiamo tornare ad avere un corretto bilanciamento tra spese ed entrate dovendo rispettare il distanziamento sociale?

“In televisione – ha continuato Marina Biondo – si vedono tanti servizi sul modo di affrontare l’emergenza nella fase di riapertura per gli operatori del turismo e di tutto l’indotto. Purtroppo vengono intervistati soltanto i gestori di alberghi con centinaia di camere e saloni a disposizione. O ristoranti con centinaia di posti a sedere che, in ogni caso potranno lavorare limitando il numero dei clienti. Ma le piccole realtà, e sono la maggior parte, non possono essere in condizione di fornire un servizio che sia sicuro per tutti. Per chiarire meglio riporto un facile esempio in riferimento alla categoria Bar e Pub: in media un locale commerciale situato nel centro storico di Trapani ha una quadratura pari a circa 30/40 mq. Ovviamente togliendo lo spazio necessario al posizionamento di attrezzature ed arredi, l’area a disposizione si riduce drasticamente. Quante persone possiamo far entrare per volta? Una? Forse due? I costi del suolo pubblico – ha sottolineato Marina Biondo – non sono mica bazzecole e gli spazi, in molti casi, non hanno una grande ampiezza. Rispettare il distanziamento sociale significa un enorme calo della produttività di quell’area, ma il costo previsto per l’utilizzo della stessa resta ad oggi invariato. Non abbiamo ancora considerato l’eventualità che il Governo imponga l’uso di mascherine, guanti, sanificazione dei locali con prodotti specifici e l’installazione di colonnine per la disinfezione delle mani della clientela. Tutto questo avrà chiaramente un costo”, ha rimarcato la presidente dell’associazione “Trapani Centro”, nello spiegare i motivi che hanno portato ad aderire all’iniziativa del “Risorgiamo Italia”. “Come sostenere tutte queste spese aggiuntive? Come potranno i proprietari di attività commerciali in difficoltà, acquistare una o due mascherine al giorno per loro e per gli eventuali dipendenti? Una mascherina – ha evidenziato ancora Marina Biondo – per mantenere gli standard di qualità ha un’autonomia di 8 ore a seconda del modello ed i costi di tali presidi sanitari sono incredibilmente alti”.

Stessa modalità di protesta anche ad Erice. Martedì sera si accendono le luci per l’ultima volta. E l’indomani commercianti, artigiani, ristoratori ed albergatori consegneranno le chiavi dei locali al sindaco Toscano. “Dopo aver atteso, invano, l’arrivo di misure economiche a sostegno delle proprie attività – ha affermato il presidente della associazione il “Bajuolo” Maurizio La Sala – tutti gli operatori del settore commerciale hanno deciso di aderire all’iniziativa “risorgiamo Italia”, di scendere in piazza e protestare contro un sistema che impone la riapertura dei locali con costi di gestione nettamente superiori a quelli precedenti l’emergenza epidemica ma con una netta riduzione degli incassi. Nello specifico, i titolari di bar, ristoranti ed attività commerciali, la sera del 28 aprile riaccenderanno simbolicamente, per l’ultima volta, le luci dei locali siti sulla vetta del Monte Erice e, nel silenzio delle antiche vie, richiuderanno dietro le loro spalle le porte di ingresso degli stessi. Insieme, in una silenziosa e pacifica protesta, gli operatori, riuniti nell’Associazione il “Bajuolo di Erice”, consegneranno, il giorno dopo, le chiavi delle proprie attività al Sindaco di Erice chiedendo, con forza, che si adoperi affinché siano poste in essere azioni volte al sostegno economico delle suddette categorie”.

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