Giovanna Comunale: un delitto dimenticato

Sono passati 22 anni, ma l’orrore è ancora lì, a Trapani, come una cicatrice mai rimarginata. Sul caso è calato un silenzio pesante, ma chi c’era allora non ha dimenticato. Giovanna Comunale aveva appena 18 anni quando, la notte del 26 agosto 2003, fu sorpresa dalla furia cieca della gelosia.
Era dentro un camper, parcheggiato a Locogrande, assieme a Giacomo Messina. Con lui aveva intrecciato una relazione nata in un contesto che sembrava protetto: una comunità evangelica dove era stata accolta dopo la morte del padre. A prenderla sotto la propria ala erano stati proprio Giacomo Messina e la moglie, Rosa Di Maggio. Una coppia apparentemente devota, senza figli, che alla giovane offrì calore e attenzioni. Forse troppe.
La madre di Giovanna iniziò a sospettare.

Giovanna dormiva spesso da loro, e l’affetto si trasformò presto in passione. Lei e Giacomo divennero amanti. Lui lasciò la moglie. Andarono a vivere in un camper, fuori città. Ma Rosa Di Maggio non accettò l’abbandono. Né la sostituta.
La notte del 25 agosto entrò nel camper con una tanica di benzina. Cosparse tutto e diede fuoco. Un rogo devastante. Giovanna fu trasportata d’urgenza al Civico di Palermo, con ustioni su quasi tutto il corpo. Lottò per due giorni nel reparto di rianimazione. Poi, il cuore si fermò.
Giacomo Messina si salvò. Ustionato, guarì in un mese. Rosa Di Maggio fu arrestata. Confessò tutto. L’incendio doloso, il movente: la gelosia.
Da allora, su questa storia è calato il silenzio.

A spezzarlo è il racconto di Elisa True Crime che, in uno dei suoi racconti pubblicato in diverse piattaforme digitali, ha ricordato Giovanna, uccisa da chi l’aveva accolta come una figlia, riportandola in vita e dandole un po’ di giustizia mediatica.

Luigi Todaro
Chiara Conticello