La sofferenza dell’ambiente diventa anche sofferenza delle persone

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Il commento del direttore della Riserva delle Saline Silvana Piacentino sul maltempo di queste ore ed i danni causati dalla pioggia.

I cambiamenti climatici stanno interessando tutte le regioni del mondo e rappresentano una minaccia molto grave oltre che per gli equilibri dei sistemi ambientali per l’uomo stesso, le conseguenze si ripercuotono su molti aspetti della nostra vita, sia in termini di salute che di attività economiche, incidendo sulla popolazione sia direttamente che indirettamente.
Trapani 26 settembre 2022, stamane ci siamo svegliati e siamo improvvisamente passati dall’emergenza temperature elevate e rischio incendi a quella degli allagamenti, con le strade trasformate in fiumi e con ampie zone divenute pantani, ma sono esattamente due facce della stessa medaglia. E pensare che la stessa pioggia di stamattina, distribuita in un arco temporale diverso, sarebbe stata solamente un bene, invece la tanto desiderata pioggia è diventata “nemica” dannosa generando tanti disagi tra la gente.
Fermare il cambiamento del clima non è, e non sarà possibile, dovremo imparare a fare i conti con la nuova normalità adattandoci ad essa, in riferimento anzitutto alla prevenzione e alla gestione dei rischi che i cambiamenti climatici in atto stanno già comportando, le piogge rapide ed intense che si alternano a periodi di elevate temperature e siccità, non termineranno, con il risultato che aumenteranno sia gli incendi che i casi di allagamento se non sapremo rispondere alle richieste di cambiamento frutto del clima che cambia.
Certamente la rilevanza dei danni, già oggi prodotti dai fenomeni metereologici, è il risultato anche di come abbiamo trattato e trasformato negli anni i nostri territori, con sempre nuove costruzioni e sempre più spesso in assenza di interventi di manutenzione del territorio in generale e soprattutto delle opere idrauliche necessarie a garantire il corretto deflusso delle acque. A volte è proprio l’inadeguatezza di una corretta pianificazione ed attuazione degli interventi di manutenzione che può aumentare i rischi, ma quanto ci costa ogni volta correre ai ripari, piuttosto quanto spenderemmo per la prevenzione o meglio quanto si risparmierebbe se avessimo adottato nel tempo una strategia di manutenzione del nostro territorio diversa, senza ricorrere alla straordinarietà e senza far diventare l’emergenza la nostra quotidianità.
Nella prospettiva di limitare gli effetti dei danni sulla società e sull’ambiente dovremmo pensare che è necessario cambiare perché non ci possono essere palliativi né scorciatoie ma solo uno sforzo gigantesco di ognuno di noi e delle nostre abitudini per adattarci e sopravvivere ai cambiamenti.
Nell’era della globalizzazione si prevede che anche i violenti temporali, bombe d’acqua, vortici diventino nell’area del Mediterraneo sempre più comuni e diffusi, ciò a causa “dell’aumento globale delle temperature” con conseguenti inondazioni improvvise; questa altalena tra fenomeni estremi rispecchia il cambiamento climatico nella regione mediterranea che sarà sempre più interessata da temperature elevate alternate a precipitazioni intense, concentrate nel breve periodo.
Tali eventi estremi, conseguenza del cambiamento climatico che peraltro continua ad accelerare, si scontrano e si sommano localmente con situazioni che hanno sempre “un’origine antropica”, infatti, la crisi climatica sta amplificando e mettendo in evidenza tutti gli “orrori” commessi e gli errori che si continuano a perpetrare a danno del territorio.
Ci chiediamo cosa cambiare per affrontare la sfida e da dove cominciare, anche per recuperare il tempo perduto, importanti risultati si potrebbero in effetti già ottenere implementando la superficie di territorio destinata alla conservazione e alla tutela del patrimonio ambientale, il problema della deforestazione infatti, non riguarda solo luoghi lontani come l’Amazzonia, gli ecosistemi naturali hanno un ruolo chiave nella mitigazione dei cambiamenti climatici, ecco perché è ancora più importante oggi salvaguardare le aree umide, i boschi almeno ciò che rimane dopo gli incendi, tutte le aree a verde e le aree agricole, introducendo migliori pratiche agricole e recuperando gli ambienti naturali purtroppo degradati dall’uomo. Tutti queste diverse realtà sono utili all’uomo e per l’uomo, in quanto regolano il clima, aiutano la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali, garantiscono un corretto ciclo dell’acqua ma proteggono anche il nostro suolo dall’erosione, altra nota dolente.
Senza suoli più sani e senza una gestione sostenibile del suolo e del territorio, specialmente attorno ai centri urbani, con il continuo aumento del consumo del suolo e dell’impermeabilizzazione, sarà difficile affrontare e mitigare gli effetti della crisi climatica, semmai anziché implementare le aree edificate il cambiamento passa attraverso il riutilizzo dell’esistente già costruito magari riadattandolo in funzione di una strategia di rigenerazione urbana.
Negli ultimi anni ovunque si è fatto di tutto per costruire una ‘tempesta perfetta’ dal consumo del suolo, all’assenza di adeguati strumenti di prevenzione e manutenzione del territorio, alla distruzione del patrimonio ambientale lacerato tra incendi, tagli e speculazioni. Periodi di siccità, salinizzazione del suolo, incendi, piogge torrenziali e mancata ricarica delle falde sono solo alcuni dei problemi che si sommano in territori che non riescono a trarre beneficio dalle tanto attese e desiderate precipitazioni settembrine, realtà incapaci di assorbire l’acqua piovana o di canalizzarla per esempio per ricaricare falde o dare sollievo alle tante coltivazioni agricole in sofferenza.
Assistiamo ad un costante aumento della cementificazione con “processi di urbanizzazione ed infrastrutturazione” destinati a consumare irrimediabilmente ed in maniera imperterrita le risorse ambientali, abbiamo obbligato i corsi d’acqua in alvei sempre più ristretti, abolito le zone di esondazione naturale e colmato intere aree sfogo naturale delle acque, abbiamo impermeabilizzato senza criterio tombando canali di scolo delle acque, tagliato alberi riducendo il nostro già esiguo patrimonio arboreo, sacrificato le aree a verde trasformandole in altro, mutato aree agricole, trasformato l’uso del suolo naturale riducendolo ad ospitare scatole vuote di cemento corredate da piazzali di asfalto.
Insieme ai cambiamenti climatici, ci siamo anche noi, che con le nostre scelte contribuiamo in maniera altrettanto importante ad aumentare la fragilità del territorio e di riflesso anche della nostra economia e non ultimo delle nostre vite.
Dobbiamo prendere atto che il surriscaldamento globale ed i cambiamenti climatici sono un problema di ognuno di noi, non degli ambientalisti e neanche degli scienziati, tutto quello che sta avvenendo a livello globale, basta volerlo vedere, è il risultato dell’azione antropica che dagli ultimi 50 anni ed oggi è diventata assai più pericoloso che in passato.
Occorre andare incontro ai cambiamenti climatici ed è chiaro che servono strategie globali ma è altrettanto vero che a livello locale si possono adottare soluzioni a cominciare dall’inversione del consumo di suolo, dalla de-impermeabilizzazione delle superfici, da una diversa gestione del sistema idraulico, da una diffusa rinaturalizzazione dei territori basata sulla salvaguardia ambientale, tutti interventi che offrirebbero un valido supporto.
Le cause del cambiamento climatico sono planetarie e vanno affrontate certamente a livello internazionale ma è necessario anche pensare in modo integrato ed in sinergia. Occorrerebbero subito strumenti normativi che essendo obblighi mettono d’accordo tutti in poco tempo e poi la mobilitazione dal basso della società con una capillare diffusione delle informazioni su ciò che sta accadendo per smuovere le coscienze e creare consapevolezza, la diffusione della cultura purtroppo è un processo molto lento ma i cambiamenti climatici e relativi effetti sul pianeta e sulle nostre vite sono in corso già da tempo e non ci aspetteranno.

Silvana Piacentino
direttore Riserva delle Saline di Trapani e Paceco