Delegazione Pd Sicilia sulla Mediterranea: “sostegno all’equipaggio”

La nave Mediterranea è ferma al porto di Trapani, al centro di una nuova polemica dopo aver scelto di non rispettare l’ordine del Viminale di sbarcare i dieci migranti (di cui tre minori) tratti in salvo al largo delle coste libiche, a Genova. Questa mattina a bordo è salita una delegazione del Partito Democratico Sicilia, guidata dalla deputata nazionale Giovanna Iacono, accompagnata dal deputato regionale Dario Safina, Cleo Li Calzi, responsabile regionale PD Donne, Valeria Battaglia, segretaria provinciale del partito e Valentina Villabuona, presidente dell’assemblea provinciale del Pd. La visita è stata l’occasione per esprimere sostegno all’equipaggio dell’Ong e per ribadire la posizione del Partito Democratico sul tema dei soccorsi in mare. A ricostruire le fasi del soccorso è stato Danny Castiglione, membro dell’equipaggio

Intanto, l’ONG, assistita dagli avvocati Serena Romano e Fabio Lanfranca del Foro di Palermo, ha depositato un esposto alla Procura di Trapani. L’atto, firmato dal comandante Paval Botica e dal capomissione Beppe Caccia, ricostruisce gli episodi avvenuti durante l’ultima missione di ricerca e soccorso.

Secondo quanto denunciato, la nave sarebbe stata intimidita dalle milizie libiche il 18 agosto in acque internazionali, per poi assistere nella notte tra il 21 e il 22 agosto al lancio in mare di dieci migranti da parte di un gommone militare riconducibile alle stesse milizie. Le persone sono state successivamente recuperate dall’equipaggio di Mediterranea.

Nell’esposto si chiede all’Autorità giudiziaria di indagare sui fatti, individuare le responsabilità di miliziani e trafficanti libici e accertare eventuali complicità italiane nei rapporti di collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica.

Sul tema è intervenuta la presidente di Mediterranea, Laura Marmorale, che replica al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dopo un suo tweet e un’intervista rilasciata nelle scorse ore. “Non prendiamo lezioni sul soccorso in mare, la legalità e la lotta ai trafficanti di esseri umani da Piantedosi e da chiunque abbia liberato un criminale contro l’umanità come Almasri o sostenga la cosiddetta guardia costiera libica che spara contro le navi umanitarie”, ha dichiarato.

Marmorale ha poi aggiunto: “È lo stesso ministro che ha sempre rifiutato la cooperazione e il coordinamento nei soccorsi. Sorvegliare e punire chi salva vite umane non significa coordinare. Dovrebbe piuttosto riconoscere il valore del soccorso civile in mare e smetterla con sanzioni e porti punitivi”.

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