Mulini da salvare

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di Mario Torrente

I mulini sono uno dei simboli di Trapani e del suo antichissimo legame con il vento. Le loro pale non girano più da un pezzo, in molti casi delle antenne non è rimasto più niente. Così come dei macchinari all’interno, dal cilindro al “cunnucchiune” per scendere in tutto ciò che c’era sotto il cubbino passando per i vari tamburi, il giro soprano e sottano, l’albero di trasmissione (rittu), il panareddro e tutti gli altri “pezzi” di questo ingegnoso marchingegno, che a quanto pare arrivò in Sicilia con gli arabi. Ma ormai è tutto un lontano ricordo, così come le “vele” che catturavano il vento riuscendo a fare girare macine o la spira di Archimede. Ed armare le “antinne” con la cutinina era una maestria che rientrava nell’arte del mulinaio, capace di orientare i mulini in base alla direzione del vento. Posizionando le vele in un modo piuttosto che in un altro. Altri tempi. Tempi che non ci sono più. Anche se oggi si parla sempre più di energie rinnovabili ed eolico, che a Trapani c’è sempre stato, per secoli alimentando il sistema produttivo.

Di quel mondo è rimasto poco e niente. Ed i mulini che ancora resistono sembrano quasi i “guardiani” delle saline che si specchiano sull’acqua delle vasche fissando l’orizzonte verso le isole Egadi. In molte casi sono diventata la casa dei tantissimi uccelli che popolano la Riserva gestita dal Wwf, area protetta che ha permesso di salvare e tutelare questo angolo di paradiso della biodivesità, diventato il regno dei fenicotteri e di una straordinaria avifauna che conta circa 230 specie. Ma se il patrimonio naturalistico e salvo ed oggi gode di buona salute, lo stesso non può dirsi dei pochi mulini rimasti. Un tempo se ne contavano poco meno di 200. Erano tantissimi. Erano, perchè oggi ne restano in piedi pochissimi, molti ridotti a ruderi, altri che vanno perdendo pezzi o che rischiano di venire giù. E per quelli che ancora resistono, grazie alla manutenzione ed agli interventi di restauro, bisogna ringraziare i proprietari e chi, negli anni Ottanta, ci vide lungo provando a spianare la strada alla valorizzazione di questo patrimonio trapanese, l’allora direttore dell’Azienda provinciale Nino Allegra che negli anni Novanta riuscì ad avviare dei progetti che permisero di recuperare alcuni mulini, facendoli arrivare ai giorni nostri tutto sommato in buone condizioni.

Come ovvio, le torri del vento hanno bisogno di manutenzione perchè può accadere che qualche antenna si spezzi. O che le strutture necessitino di interventi di consolidamento o riparazione. Il problema è che si tratta di impianti non più produttivi, che sono vincolati e che si trovano per di più dentro un’area protetta. E che quindi non possono essere destinati ad altro. Fanno però parte a pieno titolo del paesaggio e rappresentano in tutto e per tutto dei monumenti da salvaguardare, simbolo della storia e dell’identità di Trapani. Motivo per cui bisognerebbe studiare qualche modo per tutelarli, meglio se con una normativa ad hoc.

Per la verità negli anni Ottanta ci fu una legge per agevolarne il recupero. E qualche mulino venne pure restaurato. Ma poi bisogna sempre fare i conti con i fondi nei capitoli di bilancio, oltre che con la realtà economica locale. Forse, ai giorni nostri, servirebbe una nuova legge, interamente dedicata ai mulini delle saline della provincia di Trapani, che per di più ricadono in due aree protette: la Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco e quella dello Stagnone. Ed oltre agli aspetti ambientali, dove stati raggiunti grandi risultati anche grazie al lavoro svolto dal Wwf, adesso sembra essere giunto il momento di difendere e salvaguardare il grande patrimonio storico, paesaggistico e antropologico delle saline. Oltre ai mulini ci sono poi altri edifici ormai ridotti a ruderi che aspettano di essere ristrutturati prima che sia troppo tardi.

La Politica, quella con la “P” maiuscola, è invitata a battere un colpo. E dovrebbe farlo anche al più presto. I mulini continuano a perdere pezzi. E molti rischiano di venire giù da un momento all’altro. Bisogna inventarsi qualcosa di concreto per riuscire a salvare le Torri del Vento, andando oltre le solite chiacchiere. Perché mentre che si parla, i mulini vanno giù per terra. Ma non è un girotondo. Questa è la morte di un territorio.