La terra del Belice trema di nuovo. Registrate, tra il 25 dicembre e questa notte, diverse scosse avvertite fra Santa Margherita Belice e Partanna.
Tra dieci scosse, tre sono quelle di magnitudo maggiore di 2. La prima è avvenuta a Salaparuta, il giorno di Natale. L’altra, il 26, a Montevago. L’ultima, invece, è avvenuta questa notte a Santa Margherita del Belice.
La protezione civile regionale ha monitorato costantemente, a partire dall’avvertimento della prima scossa e per tutta la giornata di ieri, l’evolversi della situazione, mantenendosi in contatto con l’istituzione nazionale di geofisica e di vulcanologia per seguirne possibili evoluzioni, ai fini dell’eventuale attivazione del sistema locale di protezione civile.
Il dipartimento regionale, a fini precauzionali, ha invitato i sindaci a verificare le infrastrutture e le strutture pubbliche e di uso pubblico nonché quelle inagibili e a maggiore rischio ma anche a diffondere le regole di corretto comportamento alla popolazione.
I sindaci, inoltre, dovranno stabilire e mantenere contatti con prefetture, vigili del fuoco e sale operativi.
La situazione, in queste ore, sembra rientrata ma è chiaro che il terremoto del Belice, avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, è ancora una ferita aperta.
Quasi 57 anni, dunque. Ma è difficile dimenticare quel violento evento sismico, di magnitudo 6.4, che rase al suolo la valle del Belice, compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo, definito “uno spettacolo da bomba atomica”.
Un terremoto che fece capire lo stato di arretratezza di quelle zone, con soccorsi poco coordinati e interventi frammentati e con un numero di vittime superiore a 200 e con tantissimi sfollati che furono costretti all’emigrazione o a vivere nelle baracche fino a poco tempo fa.


















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