“Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina, né la sua libertà […],Daremo anima e corpo per la nostra libertà, e mostreremo che noi, fratelli, siamo di stirpe Cosacca”.

L’inno Ucraino, di cui vi abbiamo proposto una strofa in apertura, ha dato il via alla manifestazione per la pace che s’è tenuta ieri pomeriggio a Piazza Vittorio Veneto, davanti la questura e la prefettura e all’ombra del monumento ai caduti di tutte le guerre. Un luogo che risponde alle esigenze dello spazio ma che è profondamente simbolico.

Dopo l’inno ucraino l’inno di Mameli, quasi a suggellare la vicinanza del nostro popolo a quello Ucraino in queste ore dolorose e difficili da comprendere se non con la logica del secolo breve, quel novecento che sembrava ci fossimo gettati alle spalle con tutto il suo armamentario ideologico, la guerra fredda, la deterrenza nucleare. Oggi tutto questo è ritornato di prepotente attualità e lo si avvertiva ieri pomeriggio in piazza.

È piccola la comunità ucraina trapanese, una sessantina di persone, in prevalenza donne. Ieri sono state abbracciate virtualmente dai sindaci della provincia, o loro delegati, e dall’intera città di Trapani, presente con proprio gonfalone. C’era anche Don Luigi Ciotti, in città per un’altra iniziativa, che però non ha voluto far mancare la sua presenza e le sue parole, il richiamo del Papa, l’appello per la pace.

Trapani ha risposto, sia pur non con i numeri delle grandi metropoli e delle capitali, ma la gente avverte la drammaticità del momento e ha trasferito i suoi sentimenti di solidarietà all’Ucraina.

Vogliamo chiudere questo servizio con lo spirito di fratellanza verso un altro popolo: quello russo. Ieri in piazza c’era anche una donna di nazionalità russa. Da sola, con un cartello che diceva, più di ogni proclama, da che parte stanno i russi. Da sola a caricarsi sulle spalle le colpe che non sono del popolo russo.

I russi non sono Putin e i suoi oligarchi. Putin non li rappresenta, Putin non è la storia della Russia, ma un incidente della storia. Ci piace ricordare la parole di una splendida canzone di Sting: «Spero che anche i russi amino i loro figli. Condividiamo la stessa biologia, indipendentemente dall’ideologia. Ciò che potrebbe salvare me e te e se anche i russi amano i loro figli»

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