19 presenti su 24: sono questi i numeri del Consiglio comunale riunitosi questa mattina a Trapani, a Palazzo Cavarretta. In aula, però, non c’erano soltanto 19 consiglieri. C’erano anche commercianti, famiglie e operatori economici che da mesi fanno i conti con una crisi idrica da terzo mondo.
Acqua a singhiozzo, cisterne, autobotti e conti sempre più salati: cittadini, commercianti e operatori turistici sono ormai costretti a pagare per ottenere un bene primario che dovrebbe essere garantito a tutti, 24 ore su 24.
All’ordine del giorno, l’istituzione di una commissione d’indagine, prevista dallo Statuto comunale, per accertare le criticità nella gestione e nell’erogazione del servizio idrico in città. La proposta porta la firma dei consiglieri Gaspare Gianformaggio, Nicola Lamia, Grazia Spada e Maurizio Miceli, del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia.
«Da mesi si vive una situazione drammatica – ha dichiarato Gianformaggio – con comunicazioni incomplete e tardive che generano incertezza e stanchezza».
Un problema strutturale, che priva i cittadini di una vita dignitosa. Una condizione non più tollerabile, se mai lo sia stata.
La commissione d’inchiesta, hanno sottolineato i consiglieri di Fratelli d’Italia, nasce con un obiettivo preciso: essere uno spazio di verità, non di strumentalizzazione o propaganda. La richiesta presentata prevede che, se istituita, la Commissione abbia il compito di: verificare le responsabilità e le eventuali inefficienze nella gestione del servizio idrico nel Comune di Trapani, accertare le cause tecniche e amministrative delle frequenti interruzioni nell’erogazione idrica, analizzare i rapporti contrattuali e gestionali tra il Comune e l’ente gestore del servizio idrico, formulare proposte operative per il miglioramento della rete idrica e della gestione del servizio e assicurare piena trasparenza nei confronti della cittadinanza sullo stato attuale e futuro del servizio.
«Nel 2025 è incredibile che si debbano ancora affrontare queste criticità – ha detto il consigliere Fileccia –. Chiedere una commissione d’inchiesta è una delle pagine più tristi: significa che è necessario capire le cause di tutti questi disservizi idrici».
Fileccia ha inoltre ricordato la vicenda che riguarda i rapporti economici tra Siciliacque – la società che in Sicilia gestisce l’acqua potabile – e il Comune di Trapani. In origine, era Siciliacque a dover versare circa un milione di euro al Comune. Con il tempo, però, invece di investire in nuovi pozzi, l’Amministrazione ha iniziato ad acquistare acqua proprio dalla società. Così, quello che era un credito per il Comune si è trasformato, negli anni, in un debito di diversi milioni di euro nei confronti di Siciliacque.
La crisi idrica non è più soltanto un’emergenza tecnica: è lo specchio di anni di inefficienze, ritardi e scelte sbagliate. E mentre le famiglie continuano a riempire bidoni e i commercianti a fare i conti con le spese extra, la politica prova a correre ai ripari. Ma per i cittadini la domanda resta la stessa: quanta sete ancora dovranno sopportare prima che l’acqua torni a scorrere dai rubinetti?


















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