Favignana, assolti Russo e Maltese: “Il fatto non sussiste”

Si chiude con una piena assoluzione la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto l’imprenditore Francesco Russo e la compagna Giusy Maltese, accusati di una serie di reati legati a presunti subappalti illeciti nei lavori pubblici alle Egadi.

La Corte d’Appello di Palermo, dopo un anno di processo, ha accolto integralmente le tesi difensive degli avvocati Donatella Buscaino e Giovanni Rizzuti, cancellando ogni imputazione.

Russo era finito ai domiciliari nel gennaio 2024, con il braccialetto elettronico, mentre la compagna era sottoposta all’obbligo di dimora. L’inchiesta della Procura di Trapani ipotizzava un sistema di subappalti irregolari a Favignana e Levanzo, con undici capi d’accusa tra cui autoriciclaggio e truffa.

Ma nel corso del dibattimento l’impianto accusatorio si è sbriciolato: la difesa ha dimostrato la regolarità delle ditte e l’assenza di prove concrete di frode o intestazioni fittizie. Anche i presunti legami con imprese “di comodo” sono risultati infondati.

Gli appalti contestati, di modesto valore, riguardavano lavori di manutenzione e scerbatura, ma secondo i giudici non c’è stato alcun vantaggio illecito. “Il fatto non sussiste” la formula piena dell’assoluzione.

Per Russo si tratta di una nuova vittoria dopo quella nel processo “Scrigno” del 2019, dove era stato accusato — e poi assolto — di associazione mafiosa. Anche stavolta, le ombre si sono dissolte in aula.