Ieri il sindaco di Trapani ha annunciato di essere entro in possesso della risposta dello studio legale romano in merito alla convenzione per il palazzetto dello sport. Non si sa granchè in merito, poichè tutto è stato secretato in attesa che i tecnici comunali capiscano cosa fare. Ma è evidente che ci sia scritto che la convenzione va rimodulata. Situazione che ha fatto decidere al patron della squadra granata di far giocare la squadra in un’altra città siciliana.
La Trapani Shark rappresenta molto più di una semplice squadra di basket: è diventata un simbolo di ambizione per Trapani e la Sicilia. Con la promozione in Lega Basket Serie A (LBA) è risorto un entusiasmo attorno alla pallacanestro professionistica in una città che da anni non viveva quel livello.
È naturale che la società si sia – legittimamente – evoluta passando da SSD dilettantistica a società a scopo di lucro, in quanto tale passaggio è necessario per operare nella massima serie.
Il problema centrale è la convenzione d’uso dell’impianto PalaShark (ex PalaIlio) tra la società e il Comune di Trapani.
Dopo il cambio di natura giuridica della società, l’amministrazione comunale ha chiesto un parere legale per capire se la convenzione era ancora valida. Peccato che lo abbia fatto, malgrado ne fosse a conoscenza sin da subito, dopo quasi un anno e mezzo aggravando nettamente la situazione perché adesso, inevitabilmente, si è verificato un contrasto istituzionale che rischia di penalizzare la squadra più che proteggere l’interesse pubblico; inoltre è il club a pagare le conseguenze di una burocrazia che sembra non aver fatto i conti con la promozione e l’evoluzione della società; e quindi l’annuncio della società che “dal 15 dicembre non giocheremo più a Trapani” è la spia di un clima di rottura che poteva essere evitato con il dialogo senza prevaricazioni “burocratiche”.
Da un punto di vista critico, l’amministrazione del Comune di Trapani appare in questa vicenda come un freno alla crescita della squadra e, più in generale, di un progetto sportivo importante per la città. E, proviamo a ricordarlo a tutti, intanto perché la squadra ha fatto il salto verso la A2 e poi la Serie A, eppure l’impianto e la convenzione non sono state adeguatamente gestite dall’amministrazione per accompagnare questa crescita. Aggiungiamo il fatto che l’avvio di questo “parere legale esterno” per rivedere la convenzione, malgrado esempi portati a buon fine in altre parti d’Italia e malgrado diversi pronunciamenti di organi dello Stato su situazioni similari, ha finito per generare ulteriore incertezza e conflitto invece di offrire una soluzione condivisa.
Appare legittimo (come si può affermare il contrario?) che la Trapani Shark e il suo presidente Valerio Antonini rivendichino una posizione ferma: chiedere garanzie, considerare vie legali (ha parlato di ricorso al TAR e richiesta di risarcimento danni) in caso di inadempienze o ostruzioni.
Se la città aspira a competenze sportive di alto livello, perdere in casa la squadra (o vederla trasferire) sarebbe un danno per Trapani, in termini di visibilità, turismo sportivo, coinvolgimento dei giovani. La decisione della società di abbandonare lo stadio appare come reazione a un atteggiamento che la società stessa definisce “strumentale e pretestuoso”.
E questo poiché, oltre agli investimenti già fatti, questi disaccordi hanno dato un messaggio negativo agli sponsor, ai giocatori, ai media. Con conseguenti mancati incassi per cifre che si aggirano intorno al milione e mezzo di euro.
Eppure, il tiro alla fune burocratico non sembra vagliare il fatto che una squadra in Serie A nella propria città porta benefici non solo sportivi ma economici e sociali (giovani, eventi, affluenza). Non sembra comprendere che gli Shark rappresentino una spinta positiva per il territorio siciliano, con Trapani inserita come capofila nella mappa dello sport d’élite.
Quando una società investe, cresce, sale di categoria, è auspicabile che le istituzioni la supportino e non la ostacolino. Ecco perché l’abbandono dello stadio comunale appare non come scelta del club per comodità, ma come effetto della rottura con l’amministrazione — e in questo contesto la responsabilità principale pare essere dell’amministrazione. Il quadro che emerge è quello di una squadra che ha fatto i compiti, che ha ottenuto risultati importanti, e che ora si trova a scontrarsi con questioni burocratiche e istituzionali che rischiano di azzerare quanto di positivo costruito. L’amministrazione comunale di Trapani, più che gli attori sportivi, dovrebbe assumersi la responsabilità di accompagnare questa crescita invece che frenarla.


















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