Mario Draghi über alles

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Mario Draghi al Forum economico mondiale nel 2012.

Questo il titolo di una lunga riflessione giuntaci dall’avv. Gino Bosco che pubblichiamo integralmente.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente.

Mario Draghi, l’italiano più autorevole al mondo, ha preso mercoledì 25 marzo carta e penna per scrivere un articolo per il Financial Times, il principale quotidiano finanziario del mondo. Voleva rivolgersi all’Italia, all’Europa e anzitutto ad Angela Merkel, che forse non ha più la forza di qualche anno fa, ma guida comunque il Paese europeo più potente e ricco e può ancora far oscillare il pendolo delle decisioni europee. 

La stampa mondiale e la politica in genere pare abbiano ampiamente apprezzato i toni ed i contenuti degli interventi suggeriti da Draghi nell’interesse dell’economia globale e dei singoli Paesi che, finita l’emergenza sanitaria, si troveranno a dover affrontare gravi problemi dell’economia e della tenuta sociale, e l’Italia prima tra tutti, purtroppo per la debolezza del sistema economico sociale e politico del Paese e per l’alto debito pubblico che consente margini operativi modesti.

L’Europa politica con in testa Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, sembra oggi mostrare, purtroppo in grave ritardo e dopo gravi schermaglie, di solo apparente fariseica ingenuità (rientrate dopo un elegante ma esplosivo intervento del Presidente Mattarella),  aperture  di solidarietà agli Stati membri ed all’Italia, il Paese oggi in maggiore difficoltà.

Penso che il nostro attuale Commissario Europeo Paolo Gentiloni Silveri, già nostro Presidente del Consiglio, abbia avuto un importante e proficuo ruolo in queste determinazioni europee portate all’esterno dalla von der Leyen. Immagino anche che sia stata del tutto inesistente o comunque infruttuosa al riguardo qualsivoglia ipotesi di intervento utile del Ministro degli Esteri Di Maio.

L’altro più importante “santuario laico” dell’Europa, la BCE – Banca Centrale Europea, massima potenza europea in materia di economia e finanza, è guidata oggi, dopo Mario Draghi, dalla Presidente Christine Lagarde che tiene ben stretti i “cordoni della borsa” cioè rinchiusi nel cassetto i fondi europei (che sono anche dell’Italia). Costretta dalle circostanze, si sforza di mostrare un po’ di solidarietà a chiacchere perché sui Fondi Europei Salva Stati la Germania ed i Paesi del nord Europa non intendono aprire straordinarie frontiere di sostegno solidale all’economia europea, tipo Piano Marshall, che salvò l’Europa e soprattutto l’Italia nel secondo dopoguerra favorendo il famoso boom economico italiano degli anni ’60, oggi solo un lontano ricordo che appartiene purtroppo alla generazione dei miei genitori e non a noi né alle giovani generazioni.

Ma veniamo al punto. In Europa guardano all’Italia con diffidenza e sospetto. Vediamo un po’ il perché.

Questi atteggiamenti “cordialmente ostili” verso l’Italia erano stati fronteggiati e combattuti negli anni passati da Mario Draghi che, mirabilmente ed armato di massima competenza, deteneva e gestiva i cordoni della borsa della BCE con prudenza, fermezza, autorevolezza e coraggio.

Rimarranno nella storia le sue decisioni coraggiose sul QE – Quantitative Easing e le sue forti affermazioni contenute nel discorso del “whatever it takes”, del luglio 2012, in cui Mario Draghi si rivolgeva alla finanza mondiale per dire che “la BCE era pronta a tutto a difesa dell’Euro”, aggiungendo poi: “e, credetemi, sarà abbastanza”. Impresse con le sue sole dichiarazioni, magari un po’ bleffando, una svolta reale nella strategia monetaria della BCE e per l’economia dell’Eurozona. I mercati erano in fermento, il rischio di speculazione metteva a rischio l’euro e l’intera costruzione europea, e Draghi andò con autorevolezza e coraggio contro corrente in dissapore con i farisei europei, legati alle stantie regole di burocrazia formale e delle forche del patto di stabilità imposto ai Paesi membri secondo una superata logica di spending review degli anni ’90, ormai non più attuabile in quei termini a causa delle crisi sistemiche dell’economia e finanza mondiali, giunte dentro le nostre case.

Mario Draghi ha oggi riportato in discussione il concetto del whatever it takes cercando di scuotere le istituzioni europee e gli Stati membri tutti, specialmente i più riottosi ad affrontare le misure straordinarie che l’emergenza impone nell’interesse dell’economia, lavoratori, imprese e cittadini, per sollecitare una ripresa italiana ed europea globalizzata.

Le istanze dell’Italia sono oggi affidate al tavolo europeo al tristemente solo Presidente Conte che negli ultimi giorni ha comunque cercato di difendere l’Italia con un po’ di energia, mancata nei tempi passati.

Il problema è fin dove può spingersi e fin dove può essere ascoltato Conte in Europa e nel mondo, a differenza di Draghi, dato che quest’ultimo rappresenta una delle riconosciute massime autorità mondiali nel settore dell’economia e della finanza privata e degli Stati; Conte no.

Il Presidente Conte è certamente una persona intelligente ed in gamba, un bravo avvocato civilista ed anche docente universitario; è sveglio ed è uno che impara in fretta. 

Ma la politica ed il Governo del Paese necessitano di ben altro perché la statura politica e l’autorevolezza istituzionale non sono frutti che maturano in pochi mesi, ci vuole tempo ed esperienza.

Oggi in Italia l’unico che possa vedersi pacificamente riconosciute queste alte qualità, oltre Draghi, è il Presidente Mattarella, ma fa un altro lavoro.

Quindi quando Conte alza la voce e riesce a strappare ai partners europei un termine dilatorio di dieci giorni sulla chiusura di un accordo strategico EU che utilizzi in maniera massiccia il Fondo Salva Stati per circa € 750 miliardi in favore degli Stati membri e l’emissione da parte di BCE di eurobond con garanzia europea e non delle singole capitali, senza le condizioni capestro del famoso Mes (che può togliere o comprimere in maniera assai grave l’autogoverno degli Stati membri sulla gestione del debito pubblico nazionale), gli interlocutori di quel tavolo cosa sono oggettivamente legittimati a pensare, a diffidare, a sospettare sulle capacità di recupero dell’Italia di oggi ? A mio giudizio, pensano che non potrà rimborsare alcunchè o potrà farlo solo a condizioni di svendita del patrimonio nazionale e degli assets strategici del Paese indirizzato verso il default se non sarà presto avviato verso una forte ripresa economica.

C’è buona volontà oggi in Conte, che nella compagine governativa ha spalle inesistenti al riguardo, e bisogna dargli atto che nessun Presidente del Consiglio si è trovato a fronteggiare emergenze simili prima di lui dal dopoguerra, ma … gli altri partners al tavolo del negoziato che pensano di lui e dell’Italia da lui rappresentata ? Lo storico pregiudizio nei confronti degli italiani è, penso, immutato e lui cosa rappresenta oggi al tavolo istituzionale europeo ?

Penso che purtroppo i nostri partners europei nutrano poca fiducia nell’Italia di Conte, perché lui stesso non è legittimato da un voto politico democratico espresso dai cittadini, nasce come tecnico improvvisato da un’avventura politica di governo voluta da due blocchi politici “variopinti ed originali” come Lega e M5S per poi continuare su analogo mandato tecnico politico di due diversi blocchi politici, Sinistra e M5S.

I nostri interlocutori stranieri sanno bene che il nostro premier è politicamente poco consistente ed attrezzato perché non è un capo partito, non ha un partito ed  in Italia sono le segreterie dei partiti a dettare l’agenda politica del Governo e che si assumono la responsabilità politica della gestione del Paese di fronte ai cittadini. E la maggioranza politica di governo oggi è assai debole e quindi i nostri partners europei pensano con quale debole forza Conte può sbattere i pugni sul tavolo in Europa ?  Non può certo farlo per la sua modesta autorevolezza istituzionale, non può certo farlo per la risicata maggioranza politica che lo sostiene, non può certo farlo perché, come noto la maggioranza degli italiani ritiene oggi che il M5S sia costituito in gran parte da soggetti professionalmente incompetenti, politicamente inesperti ed incapaci di amministrare un semplice condominio, figurarsi uno Stato, anche se ad oggi detiene la maggiore rappresentanza parlamentare e bisogna tenerne conto. Il PD, Italia Viva ed altre sigle di centro sinistra sono partiti con uomini che da anni hanno già sperimentata esperienza di governo e sotto questo profilo possono offrire maggiori garenzie di affidabilità istituzionale all’Europa.

Ma il centro sinistra da solo non può bastare a garentire i partners europei, perchè gli osservatori esterni ed avversi sono gente “col pelo nello stomaco” e si chiedono quanto l’Italia è esposta al rischio concreto di caos istituzionale, politico, sociale ed economico non appena l’emergenza Covid – 19 volgerà al sereno, perché non credono alla tenuta politica di questo governo “sperimentale” e non credono nemmeno in una nostra significativa e soprattutto autonoma capacità di dare ripresa all’economia nazionale e di arginare il debito pubblico, già da tempo classificato dalle agenzie di rating internazionali con indici di outlook medio-bassi, con tendenza stabile-negativa.

Allora che facciamo ?

Abbiamo mezzi limitati, non abbiamo una classe politica autorevole ed un  Presidente del Consiglio tanto autorevole, come lo fu nel dopoguerra De Gasperi, capace  di affascinare e convincere gli interlocutori che devono venire in nostro soccorso economico; ma non possiamo certo mollare !   

Ricordiamo che il Presidente del Consiglio De Gasperi con un qualificato seguito, tra cui il direttore della Banca d’Italia, Domenico Menichella, il capo dell’ufficio cambi, Guido Carli, ed il ministro del commercio con l’estero Pietro Campilli, volò in USA nel gennaio del ’47 per trattare con l’amministrazione americana del Presidente Harry Truman una linea di credito di $ 700 milioni, per riuscire a risollevare il nostro Paese dalle drammatiche condizioni in cui versava dopo la fine della seconda guerra mondiale. Certo erano altri tempi ma sono comunque tempi passati alla storia anche per l’onestà e la parsimonia di una classe politica che anteponeva l’interesse dei cittadini al proprio interesse.  De Gasperi fu costretto per l’occasione a farsi prestare il cappotto da un suo ministro, Attilio Piccioni, perché non ne possedeva uno decoroso e non voleva sfigurare in visita alla Casa Bianca (la manfrina “dell’onestà – tà – tà” sbandierata oggi da taluni slogan politici è cosa ben diversa: la definisco come l’onestà di chi non ha mai avuto occasione di rubare).

Particolarmente dura fu la trattativa di de Gasperi con i manager della Import Export Bank USA e quel che si ottenne fu una somma di $ 100 milioni. Un parziale insuccesso, dal punto di vista economico, fu tuttavia fatto passare mediaticamente come un successo. Nonostante i dubbi degli ambienti finanziari e industriali americani sulla immediata capacità di ripresa del sistema economico italiano, c’era un diffuso interesse dell’industria americana ad un rafforzamento degli aiuti economici all’Italia ed all’Europa e per un’interpretazione non restrittiva delle penalizzanti clausole del trattato di pace discusse a Parigi, che prevedevano pesanti risarcimenti da parte dell’Italia. L’industria americana in grande espansione non poteva certo vendere i propri prodotti a cittadini europei rimasti poveri e squattrinati, quindi l’Italia andava finanziata. 

De Gasperi tornò quindi a Roma con la promessa di un aiuto degli Usa, anche perché convinse, col suo contegno onorevole e dignitoso e con argomentazioni concrete e pacate, che gli italiani avrebbero fatto di tutto per tornare padroni del proprio destino in virtù di uno sforzo collettivo.

Che, in effetti, ci fu. Ciò avvenne con le fabbriche ricostruite prima delle case, la rifioritura di tanti piccoli risparmi nei libretti bancari e postali, la ripresa delle infrastrutture pubbliche; tutto ciò rese possibile una ricostruzione post-bellica più rapida di quanto ci si aspettasse.

«Eravamo gli ambasciatori di un’Italia povera, di un’Italia col cappello in mano», ricorderà Guido Carli, che di quella missione USA fece parte, e qualcun altro ricorderà che di fronte alle garenzie richieste dall’Amministrazione USA per le linee di credito richieste dall’Italia, De Gasperi disse che «poteva garentire solo con la sua parola di italiano e di Presidente del Consiglio, non potendo dare in garanzia nemmeno con il suo cappotto perché era stato preso in prestito da un amico».  

La sua parola di uomo serio ed onesto certo valeva tanto (si ricorda che è in corso una causa di beatificazione di De Gasperi) ma fu quella parola di impegno serio che poteva dare da italiano e da Presidente che consentì l’operazione poiché si era registrata in Italia una coesione senza precedenti del sistema politico italiano che, con l’Assemblea Costituente, fu capace di varare la nostra Costituzione Repubblicana nella quale confluirono con magistrale sintesi, principi cattolici, socialisti, laicali massonici, liberali, repubblicani che la compongono con grande equilibrio dei poteri dello Stato e dei meccanismi di funzionamento dell’apparato pubblico.

Il mondo lo sapeva e vedeva allora negli italiani un popolo laborioso, animato da una gran voglia di riscatto post bellico, sociale ed economico. Fu l’unica garanzia che gli italiani potevano offrire in concreto.

Fu allora il boom degli anni post bellici; anni che condussero al benessere crescente delle famiglie italiane, alla modernizzazione industriale e sociale dell’Italia, fino alla crisi petrolifera degli anni 80  e fino alle altre crisi degli anni successivi, finanziarie o di guerre militari a noi vicine o terroristiche, che mai, tuttavia, hanno assunto i connotati di una globalizzazione senza precedenti nella storia moderna.

Allora abbiamo la ricetta ? Non ci possono essere ricette certe, tantomeno semplici; possono esserci invece buoni e costruttivi auspici.

L’auspicio è che gli italiani, dopo questo periodo di quarantena, di purgazione, riescano a ritrovare il senso del dovere, della vita gioiosa, seria, onesta, laboriosa; che smettano di vivere una vita condotta su tutti i fronti con l’approccio delle tifoserie ultras da stadio;  che ogni giorno della vita tengano bene a mente l’Articolo 54 della Costituzione, scritto dai padri fondatori, secondo cui “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore …” e solo dopo attento esame di coscienza sull’adempimento dei nostri doveri, reclamare diritti.

La prospettiva della fine dell’emergenza sanitaria Covid 19 ci metterà comunque, ben presto, di fronte ai tanti problemi economici, sociali, politici sinteticamente sopra ricordati che, ovviamente, non sono tutti. Ma solo potendo affrontare tempestivamente e con equilibrio dette tematiche potremo consentire una ripresa di valori umani, sociali ed economici.

Il Governo dell’Italia necessiterà di una seconda grande esperienza di Costituente cui partecipino con serenità e rettitudine di pensieri e di intenzioni tutte le componenti politiche e sociali animate dal vero e serio spirito di servizio al Paese che dovranno individuare una figura dal carisma internazionale e di grande competenze politiche ed economiche tali da rendere autorevole l’Italia nel mondo intero.

Nella mia modesta visione, e nella scrittura veloce di questi appunti, vedo solo due soggetti oggi che possano rivestire i requisiti detti pur con connotazioni professionali e curriculum vitae differenti, l’uno proveniente dal mondo accademico e politico ed è il Presidente Mattarella; l’altro è Mario Draghi … über alles.

Ragioni di architettura costituzionale non potranno consentire a Mattarella di svolgere quel ruolo a breve termine, a Draghi sì, anche da subito e da un po’ di giorni nel panorama della stampa nazionale affiorano da molti fronti politici non più velati gradimenti verso Draghi alla guida del Governo d’Italia.

Andremo verso questa direzione di svolta ? Spero proprio di sì.

La svolta dovrà essere accompagnata, pena la sopravvivenza della specie italica, da una modernizzazione del Paese, della burocrazia statale ed amministrativa, perché se il nuovo Governo illuminato riuscirà a liberare risorse per investimenti in ogni campo economico e sociale, la burocrazia attuale, conservatrice di prerogative di potere condizionante e depositaria di arroganza del ruolo, rischia di vanificare ogni effetto virtuoso che potrebbe essere indotto da nuove politiche monetarie ed economiche.

Molti politici abbarbicati invano per il Paese nelle comode poltrone e la burocrazia arrugginita cedano finalmente il passo, diano spazio ad una nuova classe dirigente formata da tanti giovani preparati e desiderosi di fare grande la propria Città, il proprio Paese con un rinnovato entusiasmo e senso del dovere e con energie fresche, libere dalle incrostazioni mentali dei burocrati e senza la paura della “firma” che ottenebra le menti ignoranti.

Ciò potrà essere consentito solo dalla supremazia di nuovi valori condivisi (valori che in verità non sono nuovi, solo poco coltivati): senso comune, solidarietà, vicinanza, inclusione, condivisione, ponti di collegamento e non muri di separazione, premura e preoccupazione dell’altro che, tradotto in dottrina cristiana vuol dire “amare il prossimo come sé stessi”.  È un concetto semplice, una unità di misura, che ci indica di usare equilibrio nell’amore verso noi stessi, rifuggendo egoismi,  e verso il prossimo, perché se amiamo il prossimo più di noi stessi tendiamo a renderci sottomessi; se lo amiamo di meno tendiamo a renderlo servo.

Insomma o faremo un po’ di passi in avanti o saremo catapultati in una regressione sociale ed economica senza precedenti. 

Vedremo presto con che nuova mentalità usciremo da queste sabbie mobili assai insidiose e pericolose; vedremo che conversione di valori saremo capaci di avere dopo queste giornate di dolore, passione, tristezza, sacrifici, preoccupazione e fatica; vedremo di cosa saremo capaci verso noi stessi e verso gli altri.

Se non ci saranno segnali positivi nel senso sperato, l’economia forse potrà riprendersi comunque, anche se lentamente, ma la ripresa sarà ancora più selettiva perché servirà solo ad essere utile al mondo della potente finanza globalizzata, delle borse, e dei grossi raider del capitalismo esasperato che manovrano la finanza mondiale piegando l’uomo e polverizzando ancora di più i suoi buoni valori, principi e sentimenti e sempre meno potranno fare i Governi dei vari Paesi, da soli.

Allora a presto ben vedere e … duc in altum

Avv. Gino Bosco
Trapani