Un nuovo documento di WWF, Birdlife Europe lancia l’allarme roghi. LaSicilia tra le regioni più colpite. Sollecitati interventi di prevenzione, gestione del territorio e scelte sostenibili.
Foreste in fiamme, territori evacuati, biodiversità compromessa. È la fotografia drammatica scattata dal nuovo documento firmato da WWF e BirdLife Europe, diffuso in tutta Europa, che accende i riflettori su un’estate rovente e devastante, alimentata dalla crisi climatica e da una gestione degli incendi giudicata ormai inadeguata. Solo a luglio, oltre 237mila ettari di foreste europee sono andati in fumo, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2023. L’Italia è tra i Paesi più colpiti, con incendi che hanno devastato aree ad alto valore ambientale in Sardegna, Calabria, Puglia e Sicilia. Anche la Riserva dello Zingaro, nel trapanese, fa parte di questo elenco. L’incendio dello scorso 25 luglio ha devastato anche un’altra area protetta, quella di Monte Cofano, causando immensi danni all patrimonio naturalistico e azzerndo la biodiversità di quest’angolo di Sicilia. Nel suo comunicato il WWF ha chiamato in causa anche le immagini arrivate dallo Zingaro in fiamme assieme a quelle di altre località, con foreste carbonizzate, habitat distrutti, comunità in fuga. L’allarme lanciato dalle associazioni è chiaro: occorre passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione strutturale. Secondo il WWF, il 95% degli incendi è causato dall’uomo. Eppure, gran parte dei fondi viene ancora investita solo per spegnere i roghi, e non per evitarli.
“L’Europa, ormai in piena crisi climatica, sta registrando un forte aumento della frequenza, dell’intensità e dell’estensione degli incendi boschivi. Solo negli ultimi due anni – si legge in un comunicato – è andato in fumo oltre mezzo milione di ettari, e si è verificato il più grande incendio boschivo mai registrato nell’UE”.
A tal proposito, Riccardo Gambini di BirdLife Europe ha sottolineato come la strategia europea attuale stia fallendo, perché si limita a rincorrere le emergenze senza affrontare le cause profonde. Gli interventi basati sulla natura, come il ripristino di foreste, zone umide e praterie, devono diventare la norma e non più un’eccezione.
Edoardo Nevola, di WWF Italia, ha ribadito quindi ribadito come l’Europa sia a un bivio: continuare a spendere in emergenze, oppure avviare strategie lungimiranti e fondate su basi scientifiche per proteggere gli ecosistemi prima che sia troppo tardi.
E le consegueze per l’ambiente sono davvero devastanti. “Questi incendi – continua la nota – causano danni ecologici diffusi, gravi perdite economiche e hanno profondi impatti sociali. Ogni anno gli incendi europei rilasciano in atmosfera una quantità di carbonio pari a quella prodotta dall’intero settore dell’aviazione globale in quattro mesi, e causano una perdita di produzione stimata tra i 13 e i 21 miliardi di euro, una cifra che sarebbe sufficiente a ripristinare completamente ogni anno una superficie forestale vasta quasi quanto la Slovenia. Invece, questi miliardi vanno letteralmente in fumo, mentre gli ecosistemi si degradano e i rischi climatici si intensificano.
Il documento propone cinque azioni chiave a partire dalla protezione e ripristino degli ecosistemi naturali, che funzionano da barriera contro gli incendi. C’è poi la gestione forestale “vicina alla natura”, con l’introduzione di specie autoctone meno infiammabili e la valorizzazione delle pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali. WWF e BirdLife propongono anche la necessità di puntare sul ripopolamento delle specie faunistiche utili al controllo della vegetazione e sullo sviluppo di comunità locali “fire-smart”, cioè formate e attrezzate per prevenire e gestire il rischio.
Infine, WWF e BirdLife chiedono di rivedere i finanziamenti UE, abbandonando le pratiche dannose – come la combustione di biomassa forestale – e privilegiando soluzioni che tutelino la biodiversità e rafforzino la resilienza dei territori. Una strategia chiara, quella proposta dal WWF, che parte dal presupposto che la prevenzione non è un costo, ma un investimento. In Sicilia, dove la stagione degli incendi è sempre più lunga e devastante, si fa urgente un cambio di passo per proteggere i nostri territori ed il nostro futuro


















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