Crisi idrica strutturale

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La crisi idrica nei comuni trapanesi non è occasionale, ma è strutturale ed forse tra le più gravi della Sicilia, se si esclude la crisi endemica delle aree nissene e agrigentine.

Non è solo il capoluogo ad essere in difficoltà con l’approvvigionamento idrico. Gran parte dei comuni dell’hinterland trapanese e della intera provincia sono in piena crisi idrica. Le ragioni sono di tipo strutturale. In provincia di Trapani non è mai stato strutturato un ambito idrico di riferimento; le reti dell’EAS sono vecchie e fatiscenti e ricche di falle e rotture, tanto che i comuni sono spesso costretti agli interventi sostitutivi; l’EAS ente in liquidazione da quasi venti anni non è più in grado di assicurare l’assistenza tecnica e da un paio d’anni neppure gli aspetti amministrativi; i contatori nel 90 per cento delle abitazioni sono di vecchio tipo e non in grado di misurare i quantitivi erogati; il sistema delle fatturazioni è saltato; i comuni non hanno alcuna convenzione organica con Siciliacque, che sarebbe la società in grado di fornire l’acqua; la Regione non ha ancora trasferito un euro ai comuni che dovrebbero farsi carico della gestione almeno delle reti cittadine. Insomma una situazione catastrofica che diventa drammatica quando, come accade nei comuni ad alta densità turistica, aumenta la popolazione residente. È il caso di Castellammare, in agosto passata da 15mila abitanti a quasi 60mila, comprese le frazioni costiere; è il caso di Valderice, dove problemi si registrano in quasi tutto il territorio e soprattutto nelle borgate di Bonagia, Sant’Andrea e Lido Valderice.

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