Nel ricordo di Libero Grassi

È stato il primo a ribellarsi al racket di cosa nostra. Al pagamento del pizzo. Ucciso 34 anni fa dalla mafia, Libero Grassi è diventato un’icona della lotta a cosa nostra. Come ogni anno nel giorno della commemorazione i figli Davide e Alice Grassi, insieme al nipote Alfredo, in via Alfieri – luogo del delitto – hanno incollato alla parete un manifesto e verniciato di rosso il luogo dove è stato trovato l’imprenditore assassinato.

L’imprenditore venne ucciso alle 7.30 mentre, come tutte le mattine, si recava al lavoro nella propria azienda tessile, la Sigma. A distanza di tanti anni, però, il figlio di Libero Grassi, non vede miglioramenti netti da parte della città

Nel manifesto affisso ogni anno dai figli si legge: “Il 29 agosto 1991 qui è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato”.

Scarpinato: «Ha contribuito a cambiare la Sicilia muovendo le coscienze dei suoi cittadini»

Presente alla cerimonia di commemorazione anche Francesco Scarpinato. L’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana ha partecipato su delega del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.

«Libero Grassi – ha detto Scarpinato – ha avuto il coraggio di opporsi alla mafia per difendere la sua libertà di cittadino e di imprenditore. Ha lanciato un messaggio potente di legalità che ha attraversato le generazioni. Un messaggio che ha contribuito a cambiare la Sicilia, muovendo le coscienze dei suoi cittadini. Nel suo nome e sul suo esempio si è sviluppata una forte azione di contrasto dell’oppressione mafiosa attraverso l’arma delle estorsioni. Una mobilitazione che, partita dal basso, è diventata un fenomeno culturale e civico sempre più condiviso. Le istituzioni sono chiamate a onorare la sua memoria e a vivificare il suo esempio perché richiama tutti noi, ognuno nel proprio ambito, al nostro dovere quotidiano di lotta contro ogni forma di mafia».

Raoul Russo: «Il suo no al pizzo non era solo ribellione ma un atto d’amore per la sua terra»

«Oggi ricordiamo, con profonda commozione, Libero Grassi, imprenditore palermitano ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991 per aver avuto la forza e la dignità di opporsi al racket delle estorsioni».

A dichiararlo è il senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione antimafia Raoul Russo.

«Il suo “no” al pizzo non era solo una ribellione, ma un atto d’amore per la sua terra e per la libertà di tutti. Lo hanno ucciso perché aveva il coraggio di restare libero. Il suo esempio continua a illuminare il cammino di chi, ogni giorno, combatte contro le mafie e contro ogni forma di sopruso. A noi – conclude Russo – il compito di non dimenticare e di trasformare la memoria in impegno quotidiano».