Omicidio Campanella, il fratello Claudio a Messina: “Sara vive”

Hermes Carbone

«Te lo promettiamo, dolce Saretta. Tutti noi saremo la tua voce e grideremo sempre più forte per la tua giustizia. Sara vive!».

Termina così la lunga lettera letta da Claudio, fratello di Sara Campanella, la 22enne uccisa a Messina lo scorso 31 marzo da Stefano Argentino. Un grido di dolore, poi applausi scroscianti da parte del centinaio di studenti presenti nel plesso centrale dell’Università di Messina.

Parole che prendono spunto da una lettera che proprio Sara aveva scritto a un’amica nel giorno del suo compleanno. C’è la padrona di casa, la rettrice Giovanna Spatari, che conferma la disponibilità dell’Ateneo a dedicare una borsa di studio a Sara, con la Regione che ha già trovato le risorse.

C’è il sindaco Federico Basile, accompagnato da tutta la giunta. Tra le cerimonie previste nelle prossime settimane a Messina, l’intitolazione del largo antistante lo stadio “Giovanni Celeste” nel quale la studentessa è stata uccisa.

Ci sono anche i carabinieri che hanno svolto quelle indagini sin dagli istanti successivi l’omicidio di Sara. E poi ci sono loro, lo zio e la zia della ragazza. Hanno accompagnato Claudio a Messina prima di recarsi a Palermo, dove in serata era prevista un’altra manifestazione in ricordo della studentessa universitaria originaria di Misilmeri.

“Chiediamo pene certe e l’ergastolo a vita per chi ha ucciso Sara”, le parole del fratello Claudio nel silenzio commosso della folla. “Basta sottovalutare la violenza sulle donne. Servono leggi nuove, chiare, dure contro crimini empi e scellerati”, il monito lanciato di fronte le forze dell’ordine.

“A te, dolce Saretta – ha concluso Claudio – promettiamo che saremo la tua voce e grideremo sempre più forte per la tua giustizia”. Nel frattempo Stefano Argentino resta rinchiuso nel carcere di Gazzi.

Per lui l’avvocato difensore Giuseppe Cultrera ha chiesto una perizia psichiatrica per stabilire se il 27enne originario di Noto fosse in grado di intendere e di volere all’atto delle pugnalate che hanno strappato Sara alla sua famiglia.