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Il mio viaggio in Segesta

Nell'approfondimento di oggi, il racconto del Presidente di Telesud Massimo Marino sul pullman dell'autolinea.

Mi ero ripromesso che appena avessi avuto occasione di prendere il pullman per Palermo avrei visto con i miei occhi, seppur in una singola occasione, il servizio dell’autolinea tante volte criticato dai passeggeri negli anni. Critiche che poi, ovviamente, sono diventate servizi giornalistici che la Segesta ha sempre respinto, anche con una certa veemenza; recentemente pure con Telesud.

INIZIAMO “il viaggio”: devo prendere il pullman delle 18.05 alla fermata “Royal” in via Fardella a Trapani. Direzione Palermo. Come tutti i passeggeri, immagino, arrivo circa 10 minuti prima per precauzione. Fine luglio caldo torrido. È questa la prima cosa che mi colpisce: lì, così come in altre fermate della città – ad iniziare dalle 2 di via Fardella – non c’è uno straccio di pensilina per sedersi o ripararsi. Problema ancora più grande in considerazione del fatto che da lì passano anche tante corse ATM. Lo soffro io, ancora relativamente sano ed in salute, pensa un anziano o una persona con problemi di salute. Non puoi neanche rifugiare in un bar vicino (dove fra l’altro saresti “costretto” a consumare visto che di certo non è loro compito dare spazi ed assistenza ai passeggeri…); obbligato dunque a stare sotto il sole cocente arriva la seconda “gioia” del mio viaggio: 15 minuti di ritardo e non capisco come possa accumularsi in un così breve tragitto (dalla Marina), a quell’ora ed in piena estate, con un traffico decisamente modesto. Può sembrare poca cosa, ma quasi mezz’ora a 40 gradi (e non in infradito…) è fisiologicamente dura.

Passano un po’ di bus ed alle 18.20 si ferma un Segesta con 2 cartelli sul cruscotto, Trapani ed Alcamo. Al paese mio dovrebbe significare una tratta con la città di partenza a quella di destinazione. Ma il ritardo mi insospettisce e dunque decido di chiedere al conducente salendo sulle scale della portiera: “scusi, ma quello per Palermo?”. Con malcelata superiorità mi risponde “È questo, c’è pure scritto…” indicandomi i cartelli. I sottotitoli erano “se sei rincoglionito che ci posso fare”; fra me e me, vista cotanta supponenza, mi dico: “vuoi vedere che mezz’ora sotto u scattio ru sule mi ha rimbambito…?”; invece, tiro un sospiro di sollievo: “avevo visto bene, Palermo non c’è”. Ringalluzzito dal fatto che la testa ancora mi funzionasse nonostante il sole cocente, risalgo e gli faccio notare che in nessuno dei due c’è scritto Palermo (sottotitolo, prima di fare il fenomeno accertati di ciò che dici..) prendendo fisicamente uno dei due cartelli, quello Trapani, mostrandogli che Palermo fosse sul retro e avrebbe dovuto voltarlo alla partenza. Notando i cambiamenti di colore del suo viso e supponendo che il lavoro d’autista di bus non deve essere il più rilassante del mondo, con umana compassione, glisso e lo pongo sul lato giusto. Per i trasporti siciliani questo ed altro. Tuttavia mi chiedo: un turista avrebbe avuto la mia stessa prontezza di riflessi? Credo proprio di no. Così come, probabilmente, non l’avrei avuta io se fosse arrivato puntuale immaginando che quella fosse un altra corsa e che per Palermo arrivasse subito dopo. Considerando che la successiva delle 19 era piena, in pratica, avrei dovuto saltare l’impegno di lavoro per cui stavo andando. Avrei voluto vedere chi mi avrebbe risarcito il danno, anche solo del semplice biglietto. Ma tant’è.

SI SALE sul pullman e già le cose vanno meglio. Qualche sedia con lo schienale che non funziona ma almeno l’aria condizionata si ed il tutto è abbastanza pulito. Viaggio “normale” ed in qualche modo arriviamo anche puntuali; sul tragitto evidentemente ha recuperato. Bene.

FINE DEL VIAGGIO: non voglio essere eccessivamente pignolo, dunque soprassiedo sul corto circuito dei cartelli per carità di patria e del padre di famiglia, anche se non è cosa da poco per il disservizio che avrebbe potuto recare a me come a tanti passeggeri, soprattutto se turisti in questo periodo dell’anno. Ma ciò che è inaccettabile, al giorno d’oggi, è l’attesa sotto il sole senza alcuna possibilità di riparo.

Spesso decine e decine di minuti a cuocere sotto il sole in attesa del bus. Non oso immaginare come possa sentirsi una persona avanti con l’età o comunque con salute precaria. Ed il problema è doppio in considerazione delle corse cittadine. D’inverno la situazione si replica con le intemperie. Ma è mai possibile che nel 2021 le varie compagnie, ad iniziare da Segesta ed ATM, non trovino una soluzione sinergica – ovviamente confrontandosi col Comune – per ovviare a questa scandalosa ed anacronistica vergogna? Non sono un ingegnere ma dubito che possano volerci milioni di euro per qualche intervento di questo tipo in città. Ho il sospetto, tuttavia, che quando uno abbia un servizio “in regime di monopolio” non siano esattamente di primaria importanza le criticità del passeggero…

Massimo Marino
Presidente di Telesud

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