Incendi nel Trapanese, Bosco Scorace continua a bruciare

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di Mario Torrente

Le fiamme stanno divorando uno degli ultimi polmoni verdi rimasti in provincia di Trapani. Dopo Montagna Grande adesso anche bosco Scorace rischia la devastazione. Le colonne di fumo, alte e bianche, dicono che stanno bruciando tantissimi alberi. Il rischio è di perdere anche questa oasi naturalistica, che già negli anni è stata duramente colpita dai roghi. Sul posto stanno operando le squadre della Forestale assieme a due elicotteri e ad un canadair che continua a fare da spola tra il mare ed il territorio di Buseto Palizzolo cercando, lancio dopo lancio, di domare l’incendio, che continua però ad essere alimentato dal forte vento di scirocco. I due elicotteri, invece, si riforniscono d’acqua da alcuni laghetti artificiali. Ma il fronte del fuoco resta molto ampio. Si teme che l’incendio possa distruggere il bosco. Il che rappresenterebbe un ulteriore colpo al patrimonio naturalistico della provincia di Trapani: la Riserva dello Zingaro è ridotta in cenere, le montagne di Macari, Castelluzzo e Biro completamente annerite dopo l’inferno di fuoco di questa notte, mentre ieri le fiamme hanno minacciato le abitazioni di rio Forgia, tra lido Valderice e Cornino. E questo solo nel week-end che sta per chiudersi.

Esattamente un mese fa bruciava invece Monte Cofano. Qualche giorno dopo è toccato a Montagna Grande: l’incendio, durato due giorni, ha finito col devastare un intero bosco, dove c’erano alberi altissimi ed una vegetazione da fare invidia ad un parco. Ma ancora prima di Cofano e Montagna Grande c’erano stati grossi incendi ad Inici e nella zona di scaletta Frassino. Ed ai promontori che ci sono tra Purgatorio e Castelluzzo. Ad agosto invece è andato a fuoco, più di una volta, Monte Sparagio. Nell’elenco della devastazione di questo 2020 anche il vallone tra i monti Pispisa e Barbaro, a Segesta. Insomma, una devastazione senza precedenti. Che lascia pensare ad un vero e proprio attacco al patrimonio naturalistico della provincia di Trapani.

La domanda resta sempre la stessa: chi e perché continua ad appiccare fuoco nelle nostre montagne? Una domanda a cui le istituzioni, prima o poi, dovranno dare una risposta. I danni, questa volta, sono davvero troppo ingenti. E non è possibile continuare a vedere bruciare un’intera isola senza riuscire ad individuare i responsabili, assicurandoli alla giustizia. Da più parti vengono sollecitati più controlli, soprattutto nei giorni in cui l’allerta è massima, come in questo fine settimana per il forte vento di Scirocco che non ha dato tregua per tutto il week-end. Controlli e prevenzione insomma, magari ricorrendo anche alle nuove tecnologie. Ma c’è anche un altro aspetto: una volta spento l’incendio, non si possono lasciare gli scheletri degli alberi per anni, magari aspettando altri roghi che, ormai con la legna del tutto secca, contribuiranno ad alimentare le fiamme.

La prevenzione passa anche dagli interventi di manutenzione. Magari mettendo in campo delle azioni mirate, si potrebbe fare qualcosa per cercare di salvare qualche albero. Vedendo cosa fare per farne crescere di altri. Prendendosene cura. In tempi di surriscaldamento e cambiamenti climatici abbiamo sempre più bisogno di boschi. Che vanno salvati, piantati e difesi.Magari, con delle politiche mirate, si potrebbe fare di questo 2020, l’annus horribilis sul fronte degli incendi, l’anno zero di ripartenza. Per ridare all’isola tutto il verde che in questi anni è stato sottratto ai siciliani. Senza ancora sapere il perchè. Ma prima o poi dovranno arrivare delle risposte. Ormai siamo in una chiara emergenza dove tutto lascia pensare ad un vero e proprio attacco criminale. A questo punto è giunto il momento che lo Stato, ad ogni suo livello, faccia il proprio dovere, garantendo il territorio che è chiamato ad amministrare. Che non può restare ostaggio delle mani di chi appicca fuoco mandando in fumo un patrimonio, di bellezza e natura dall’elevato potenziale in chiave turistica, che appartiene a tutti. E per questo va difeso e preservato. Da subito.