Quello che doveva essere un tavolo di chiarezza si è trasformato, secondo ACA Sicilia, in «un’ennesima farsa». L’incontro convocato ieri dal sindaco di Trapani Giacomo Tranchida con i Comuni del d50 e l’Asp non ha sciolto i dubbi sull’assistenza Asacom. Anzi, ha alimentato polemiche.
Il cuore della contestazione riguarda la delibera con cui il Comune di Trapani ha deciso di ridurre e standardizzare le ore di assistenza in tre fasce (5, 10, 15 ore), scavalcando i Piani Educativi Individualizzati che per legge sono l’unico strumento vincolante per la quantificazione del servizio.
Una scelta che ACA Sicilia definisce «gravemente illegittima» e che, di fatto, mette in discussione il diritto allo studio degli alunni con disabilità. Non solo. Secondo l’associazione, l’amministrazione trapanese ha mostrato ignoranza delle disposizioni regionali: la nota del 2023 che vietava la compresenza tra Asacom e docente di sostegno è stata superata da due anni, ma continua a essere usata come alibi per limitare il servizio.
«Il bisogno – sottolinea ACA Sicilia – si deve quantificare separatamente, perché si tratta di due competenze diverse e complementari».
A creare ulteriore confusione è stata la posizione del sindaco, che ha messo in dubbio la validità dei PEI e il lavoro dei Gruppi di Lavoro Operativi, arrivando a definirli «fatti male».
Una presa di posizione che, per ACA Sicilia, alimenta «sospetti sulla regolarità delle procedure», senza che il Comune abbia mai ritenuto di rivolgersi alle autorità competenti per eventuali irregolarità. Dal confronto è emerso invece un impegno da parte dell’Asp, tramite la commissaria Sabrina Pulvirenti, ad avviare le Unità di Valutazione Multidimensionale territoriali, come previsto dalla normativa.
Ma per le famiglie e gli operatori la sostanza non cambia: il Comune di Trapani ha ribadito la volontà di andare avanti con il taglio delle ore, giustificandolo con esigenze di bilancio.
Una linea dura che rischia di trasformarsi in boomerang. ACA Sicilia ha già annunciato nuovi ricorsi: «È l’unica strada – affermano – per difendere il diritto allo studio degli alunni con disabilità».


















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