Movida al centro storico di Trapani, presentato ricorso al Tar

Il Comitato Centro Storico Trapani, insieme a numerosi residenti e gestori di strutture ricettive, ha presentato ricorso al TAR Sicilia – Palermo contro l’ordinanza sindacale che disciplina la movida con poteri straordinari. Al centro del contenzioso c’è l’assenza, da oltre vent’anni, di un piano comunale di classificazione acustica e di un regolamento sul rumore, strumenti previsti dalla legge ma mai adottati dal Comune.

“Non siamo contro la musica o il divertimento – dichiarano i ricorrenti – ma contro l’anarchia e il disordine. Dopo anni di richieste ignorate, siamo stati costretti a rivolgerci alla giustizia.”. Da qui il ricorso al Tar. Secondo il Comitato, l’Amministrazione comunale di Trapani continua a ricorrere ogni estate a ordinanze “contingibili e urgenti” per affrontare una situazione ben nota e strutturale, senza alcun supporto tecnico, dati fonometrici o confronto pubblico.

Il ricorso – patrocinato dagli avvocati Donato D’Angelo ed Elisabetta Abelardi dello Studio Legale D’Angelo Pernazza di Roma – evidenzia come l’ordinanza comunale, presenti vizi sostanziali: durata eccessiva, uso improprio dei poteri emergenziali, e totale mancanza di pianificazione.

Il Comitato chiede l’annullamento dell’ordinanza, ma soprattutto che il Comune sia obbligato ad adottare finalmente gli strumenti di programmazione previsti dalla legge.

“Il centro storico è ostaggio di una movida fuori controllo – hanno continuato dal Comitato – con la città abbandonata al caos, musica fino all’alba, risse, schiamazzi e violazioni senza controllo. Anche molti operatori turistici sono con noi: i turisti scappano, la città perde attrattività.”

La cosiddetta movida, così com’è gestita, non promuove affatto Trapani: la danneggia, allontana i visitatori e crea malcontento diffuso”.

La questione, sottolineano i ricorrenti, riguarda diritti costituzionali come quello alla salute (art. 32) e alla quiete pubblica (art. 8  Convenzione europea dei diritti dell’uomo ), e tocca un tema nazionale: la sostenibilità della vita urbana e la necessità di conciliare le esigenze della movida con il diritto dei cittadini e dei tanti turisti che d’estate arrivano in città , di vivere in un ambiente sano e ordinato.

“Non vogliamo spegnere la città. Vogliamo salvarla. Chiediamo solo regole chiare, controlli veri e una città che funzioni per tutti, non solo per pochi. Abbiamo partecipato a incontri in Prefettura, proposte avanzate concrete, chiesto l’adozione di un regolamento serio”, dichiara Alberto Catania, presidente del Comitato. “Ma ogni anno tutto viene ignorato. Ora basta: chiediamo al TAR di ristabilire i diritti fondamentali, a partire da quello alla salute e alla sicurezza”.

Il caso di Trapani si inserisce in un quadro nazionale più ampio, dove in molte città italiane – da Milano a Palermo, da Firenze a Lecce e Napoli – crescono i ricorsi contro ordinanze emergenziali emesse senza pianificazione e senza dialogo con le comunità locali.