È una storia amara, e per questo profondamente siciliana. Una di quelle che si raccontano sottovoce. Andrea Bulgarella, imprenditore edile, trapanese fino all’osso, è morto da uomo sconfitto.
Ma oggi, lo Stato – quello stesso Stato che l’ha dimenticato, isolato, condannato senza processo – gli rende, tardivamente, giustizia.Il 23 luglio 2025, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità il Ddl sull’obbligo di contrarre e recesso della banca.
Un titolo freddo, tecnico, burocratico. Ma dietro quelle parole c’è una rivoluzione. E c’è il nome di un uomo: Andrea Bulgarella.
L’imprenditore scomodo Accusato di collusione con la mafia – accusa mai provata e archiviata senza rinvio a giudizio – fu trattato come un appestato. Le banche gli chiusero le porte in faccia.
Le stesse banche a cui aveva affidato decenni di lavoro, investimenti, progetti. Nessuna sentenza, nessun processo, solo il marchio. E quello, in Italia, basta e avanza per distruggerti.
Il disegno di legge, frutto di anni di battaglie silenziose e ostinate, stabilisce una cosa semplice quanto rivoluzionaria: le banche non possono più rifiutarsi arbitrariamente di aprire un conto corrente o di revocarlo senza motivazione oggettiva. Un principio di civiltà, che fino ad oggi era assente. Una norma nata per evitare altri casi Bulgarella. Ma il paradosso è crudele: la legge porta il suo nome, ma Andrea non c’è più per vederla.
È una vittoria postuma, sì. Ma è anche un monito. Perché se un uomo, innocente, può essere annientato da una reputazione infangata senza prove, allora qualcosa nel sistema non funziona.
E forse, per una volta, il Parlamento ha ascoltato non i poteri forti, ma la voce di un’ingiustizia troppo grande per essere ignorata ancora.
Trapani lo ricorda. La Sicilia lo piange. E oggi, il suo nome entra nella storia legislativa italiana. Con dignità e con silenziosa fierezza.
L’unico a dare ascolto all’imprenditore e a sostenerlo nella sua battaglia contro il sistema bancario è stato Maurizio Santangelo, già senatore del Movimento Cinque Stelle.
«Ho creduto in Andrea Bulgarella – racconta – quando tutti lo trattavano come un appestato. Sono stato io ad accoglierlo a Palazzo Chigi e a fargli avere udienza presso la Commissione Banche, che finì per dargli ragione».
«Solo 29 giorni prima della sua morte – ricorda ancora Santangelo – feci presentare due interrogazioni parlamentari: una alla Camera, a nome della deputata Pavanelli (M5S), e una al Senato a nome di Faraone (IV)”.”Ecco, – conclude Santangelo – io sono stato l’unico a metterci la faccia e a cercare, con azioni concrete, di placare quella collera che alla fine ha spento Andrea».


















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