Lettera di una studentessa fuori sede al presidente Musumeci

3776

Pubblichiamo di seguito la lettera che Simona Spada, studentessa trapanese fuori sede, ha inviato al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci sulla situazione che sta vivendo in questi giorni di emergenza coronavirus e delle difficoltà per rientrare in Sicilia.

Egregio Sig. Nello Musumeci,

chi le scrive è una povera studentessa siciliana, per l’esattezza trapanese, che è rimasta bloccata a Siena per rispettare le regole. Sono risalita in Toscana il 3 Marzo 2020 ed appena il giorno seguente il Governo ha decretato la chiusura delle università. In quell’occasione non sono stata una persona vigliacca anzi, al contrario, piena di senso civico e così ho deciso di rimanere qui, senza fiatare e senza esitare, stando alle direttive nazionali. Ma ora sono stanca! Sono stanca di essere una delle poche che rispetta la legge. Non posso più stare zitta, sono troppo arrabbiata per farlo. Mi sento sfiduciata e presa in giro. Il nuovo decreto prevede la possibilità di poter tornare nella propria residenza, ma esattamente può spiegarmi come potrei raggiungerla? Forse potrei mettermi a rotolare oppure volare con una mongolfiera… con scarsi risultati. Da giorni sto cercando aerei, navi, treni, autobus, noleggi con conducente per scendere e sinceramente non trovo soluzioni concretamente attuabili. Conosco a memoria le voci degli operatori di FlixBus, Alitalia, Ryanair, Ferrovie dello Stato e noleggi vari e le uniche risposte che ricevo sono: “Nei prossimi giorni sapremo dirle di più”. Dopo le numerose cancellazioni di voli e autobus, ho addirittura considerato la possibilità di affittare un minivan con conducente per raggiungere Villa San Giovanni e da lì imbarcarmi per la agognata Messina, che purtroppo dista solamente 330 km da casa mia. Anche in questo caso il giro di telefonate è stato d’obbligo: Protezione Civile di Messina e Caronte & Tourist i quali, gentilmente, mi hanno indicato il protocollo da seguire, ricordato che il decreto riconosce il mio diritto a ritornare a casa, ma sempre con quell’alea di incertezza che ormai è il minimo comune denominatore di tutte le mie giornate. Quindi la domanda che mi sorge spontanea è la seguente: “Affrontare questo viaggio oneroso per poi farmi ospitare dai concittadini calabresi?”. Grazie ai miei genitori avrei anche la possibilità economia per farlo, nonostante le situazioni lavorative drastiche di quest’ultimi, ma le certezze che continuo a chiedere da chi potrei riceverle? Ho la fortuna di poter, ANCORA, essere mantenuta da loro, ma sa cosa sta provocando in noi? Sa cosa sta provocando alle nostre famiglie? Io credo di no. La situazione è tragica per tutti. Noi studenti fuori sede, spesso disegnati come coloro che fuggono dalla loro terra per rinnegarla, abbiamo sempre fatto i conti con la distanza. L’abbiamo messa in conto quando siamo partiti, l’abbiamo scelta per tutelare i nostri cari ed ora che potremmo accorciarla ci manca l’aria al solo pensiero di dover continuare a fare i conti con lei, nonostante ci sarebbero altre soluzioni. Nessuno sta chiedendo di scendere a casa per organizzare party o rimpatriate. Stiamo chiedendo di tornare dalla nostra famiglia. Lo stesso senso civico che ci ha spinto a non prendere parte all’esodo di Marzo ci spingerebbe ad autodenunciarci, sottoporci al tampone, rispettare i giorni di quarantena. Ci sarà un motivo per il quale determinati luoghi e determinate persone li consideriamo “casa” e per tale motivo io voglio rientrare. Sono sempre partita con la consapevolezza di poter tornare nella mia Sicilia, di poter respirare a pieni polmoni e rifugiarmi nell’abbraccio dei luoghi in cui sono cresciuta. Mi appello al suo spirito genitoriale fiduciosa che al grido di richiamo di un figlio, un genitore non potrà mai mostrarsi sordo. Tuttavia ho già spiccato il volo una volta e nessun ostacolo mi impedirà di tornare legittimamente al mio nido, nemmeno lei. La ringrazio per aver prestato attenzione alle mie parole.

Un’esule forzata.

Simona Spada