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Quando a San Cusumano c’era “l’Acqua Santa”

L'approfondimento dedicato alle origini di questa zona nel territorio ericino tra le falde del Monte ed il litorale.

di Mario Torrente

L’approfondimento dedicato alle origini di San Cusumano, zona del territorio ericino tra le falde del Monte ed il litorale la cui storia ci porta indietro nel tempo di quasi mille anni, quando da qui sgorgava un’acqua talmente buona da essere chiamata “Acqua Santa”.

Ogni luogo ha una sua storia da raccontare. Quella delle origini di San Cusumano ci porta indietro di mille anni, quando alle pendici della montagna di Erice sgorgava quella che veniva chiamata “Acqua Santa”. Vicino a questa sorgente in pieno Medioevo venne costruita una chiesetta intitolata ai Santi Coma e Damiano.

Monte San Giuliano, così è stata chiamata Erice per quasi 900 anni dai Normanni fino all’epoca Fascista, era una montagna ricchissima di acqua, usata anche per curare malattie della pelle e malanni varia. Talmente buona da essere chiamata “Acqua Santa” e da fare da richiamo a tanti infermi che si recavano nella fonte che si trovava nei pressi della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, che diedero il nome all’attuale zona del territorio ericino chiamata per l’appunto San Cusumano.

Secondo quanto riportato dallo storico ericino Giuseppe Castronovo la chiesetta intitolata ai due santi medici risaliva al 1121 e fu attiva fino al 1780. Nel 1800, ai tempi del Castronovo la chiesa dei Santi Cosma e Damiano non c’era più, così come tutte le case e le vasche dove si immergevano gli infermi. A San Cusumano c’era qualcosa di molto simile a delle acque termali e nel 1600 sorsero diverse strutture per ospitare i pellegrini che venivano alle falde del Monte Erice per trovare sollievo dai loro malanni. E l’Acqua Santa era talmente famosa da essere esportata nel continente.

Delle origini del toponimo Santo Cusumano ha parlato di recente il professore Antonino Filippi nel corso di un incontro tenuto nei giorni scorsi al Mulino Maria Stella, nel centro visite del Wwf, nel corso di una iniziativa promossa dalla Riserva delle Saline a cui hanno partecipato alcuni studenti.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANTONINO FILIPPI

A questi punto, usando un po’ di immaginazione e riavvolgendo la clessidra del tempo di oltre otto secoli, si può provare a visualizzare questo angolo di Sicilia ai piedi del Monte Erice senza edifici, strade e cemento, senza il carcere, il campo bianco, le palazzine di San Giuliano e tutte le strutture che oggi ne riempiono il paesaggio 2024 anni dopo la nascita di Cristo.

Al posto di questa parte del centro urbano un tempo c’era la grande spiaggia con quel meraviglioso sistema di dune che arrivava fino alle falde della montagna. A circa un miglio da qui c’era la piccola chiesetta, intitolata ai Santi Cosma e Damiano, che secondo quanto riportato dal Castronovo, uno dei più illustri ed importanti storici ericini, risaliva al 1121. Quindi a nemmeno cento anni dall’arrivo dei Normanni in Sicilia. Prima dell’epoca Sveva e di quella Aragonese. Nel bel mezzo del basso Medioevo.

Da questa chiesetta, costruita in onore dei due santi medici, ha dunque origine il toponimo di San Cusumano che ancora oggi connota questa parte del territorio ericino. Ma in questo racconto c’è un’acqua talmente buona e curativa, che veniva chiamata “Acqua Santa” e che portò tanti pellegrini nei secoli da queste parti per trovare sollievo e rimedio ai loro malanni. Al punto che attorno alla chiesa, dedicata proprio a due santi guaritori, vennero costruite tante casette, per dare loro ospitalità, con annesse vasche per raccogliere l’Acqua Santa.

Di quella chiesetta, così come degli edifici, del sistema di vasche e della stessa Acqua Santa oggi non c’è più traccia. Di quel mondo antico non è rimasto più nulla, se non una storia da raccontare mostrando una foto di San Cusumano dall’alto. Oltre al nome rimasto alla zona, di questa narrazione antica quasi mille anni resta solo la posizione, indicativa della chiesetta, che secondo quanto riportato dalle fonti storiche si trovava a circa un miglio dalle falde del Monte, nel lato di costa dell’acquedotto di Trapani, distando dalla città circa due miglia.

Della sorgente dell’Acqua Santa di San Cusumano ha parlato anche Giuseppe Abate nel suo libro “Medici e luoghi di cura della Trapani antica”, uscito di recente dove, nel capitolo dedicato alle acque minerali e termali, cita il Pugnatore ed il sacerdote e medico trapanese Antonio Crispo, che scrisse pure un volume a riguardo dal titolo “De Cosmae ed Damiani Acquis Termalibus. E tra le virtù di quest’acqua ne ricorda l’uso per curare l’idropsia, il mal di testa, le ulcere intestinali, indicandone benefici per la vista, il fegato, i reni e le vie urinarie. Anche Benigno di Santa Caterina elenca i malanni per cui era indicata quest’acqua, parlando di un buon antidoto per diversi mali, al punto che venivano a berla da lontano o per immergersi nelle sue vasche. Nel suo libro Abate scrive anche di un pozzo da dove si attingeva altra “Acqua santa” dalle parti di Pizzolungo, a circa un chilometro e mezzo dalla fonte di San Cusumano.

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