Uso degli immobili comunali inutilizzati e sussidiarietà

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La III commissione consiliare al lavoro per la stesura del regolamento sui beni comuni. Una riflessione a partire da una lettera aperta di Trapani per il futuro.

Cosa fare dei tanti immobili inutilizzati della pubblica amministrazione? Una domanda ricorrente che con periodicità, soprattutto al comune di Trapani, viene riproposta. Certamente ogni qual volta c’è un cambio di amministrazione. Prendiamo spunto da una lettera aperta di un socio di Trapani per il futuro per approfondire il tema, prendendo atto del fatto che la III commissione permanente del Consiglio Comunale di Trapani sta lavorando su un regolamento sui beni comuni. La collaborazione tra comune e cittadini prende le mosse dal principio di sussidiarietà fissato nella riforma costituzionale del 2001.

In una lettera aperta, vergata da Andrea Genco, socio dell’Associazione Trapani per il futuro, viene posto nuovamente il tema dei cosiddetti “contenitori urbani” cioè quei luoghi, in massima parte di proprietà pubblica, non utilizzati e sempre più spesso lasciati in completo abbandono, all’incuria, talvolta perfino soggetti all’azione di vandali e ladri. Solo per fare alcuni esempi, non esaustivi a Trapani sono inutilizzati, o solo parzialmente inutilizzati, una parte dell’ex Lazzaretto; l’ex Macello Comunale; l’ex scuola media Buscaino Campo; l’ex cartolibreria Pons, alle spalle della chiesa di Sant’Agostino (di proprietà del Comune); il centro Nino Via nel quartiere Sant’Alberto; l’ex Collegio delle Orfane, l’ex Opera Pia Residence Marino, l’ex ospedale Rocco La Russa (di proprietà della Regione Siciliana);  gran parte dell’ex Carcere di San Francesco, il villino Nasi (di proprietà dell’ex Provincia Regionale). Migliaia di metri quadrati, cubature impressionanti, potenzialità enormi. Trapani per il futuro ha posto con urgenza, ancora una volta, l’idea di costituire una “casa delle associazioni”, da far gestire in autonomia a svariate realtà associative e nel quale poter organizzare momenti di confronto, eventi culturali, dibattiti e le assemblee dei soci. Un vero e proprio centro di aggregazione sociale che possa diventare un punto di riferimento. L’associazione trapanese ci ha provato più di una volta. Nel gennaio del 2017 con il Sindaco, Vito Damiano, chiedendo l’uso del centro Nino Via; poi di nuovo nell’agosto del 2017 con il commissario Messineo che si limitò a far pubblicare al comune una manifestazione di interesse per otto immobili, senza che mai seguì un vero e proprio bando strutturato. Solo in parte, nell’ambito di un progetto del Consorzio Solidalia, recentemente il secondo pianto dell’ex carcere di san Francesco è stato utilizzato come spazio di aggregazione culturale e di co-working in via sperimentale. In soli cinque mesi una dozzina di eventi, una ventina tra riunioni e tavoli di confronto, complessivamente circa 1.500 presenze. Il progetto però è scaduto e, dunque, la Vicaria rimarrà ancora parzialmente inutilizzata. L’esperienza del progetto di Solidalia è piccolo esempio – ci ricorda Trapani per il futuro – del potenziale che più gruppi potrebbero rappresentare, se messi in sinergia e con le dovute garanzie. Chi dovrebbe dare tali garanzie: la pubblica amministrazione, il comune in particolare. Qualcosa sembra che a Trapani si stia muovendo, sebbene timidamente. Dipenderà dall’amministrazione in carica dare impulso la lavoro che sta facendo la III commissione permanente del consiglio comunale. Su proposta della consigliera del M5S, Francesca Trapani, la commissione sta elaborando un regolamento sui beni comuni. Alla stesura testuale hanno preso parte tutti i componenti la commissione e in particolare i consiglieri Alberto Mazzeo e Dario Safina (all’epoca non ancora assessore). Circostanza, quest’ultima, che potrebbe imporre una accelerazione al tema. In provincia di Trapani già il Comune di Salemi ha un suo regolamento in materia di beni comuni. Il principio che regola il rapporto tra la pubblica amministrazione è i cittadini è quello di sussidiarietà e trova fondamento nella legge di revisione costituzionale che nel 2001 ha lo introdotto nella Carta con questa formulazione: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà» (art. 118, ultimo comma). La nuova norma, riconosce che i cittadini sono in grado di attivarsi autonomamente nell’interesse generale e dispone che le istituzioni debbano sostenerne gli sforzi in tal senso, conferma appunto sia che le persone hanno delle capacità, sia che possono essere disposte ad utilizzare queste capacità per risolvere non solo i propri problemi individuali, ma anche quelli che riguardano la collettività. Ecco perché le iniziative di Trapani per il Futuro e delle altre associazioni hanno un fondamento che il Comune non solo non può ignorare ma deve addirittura sostenere e facilitare in ogni modo. Per approfondire la materia suggeriamo di collegarsi al sito labsus.org.