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Ad Alcamo un evento di medicina narrativa

Dal curare al prendersi cura, per approdare alla spiritualità del prendersi cura in risposta a un bisogno universale di amore, speranza, valore e dignità nelle relazioni che esiste in qualunque fase della vita, compresa quella finale: è questa l’evoluzione della ricerca di Paola Argentino, psichiatra e studiosa che da molti anni coordina le attività dell’Istituto di Neuroscienze e Gestalt “Nino Trapani” di Siracusa e del Master in Psico-Oncologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il volume “La spiritualità è cura. La forza dell’amore nel dolore” sarà presentato domani 7 maggio, di sera, alle ore 20 ad Alcamo presso la parrocchia del Sacro Cuore (viale Europa) nel corso di evento esperienziale di medicina narrativa con l’autrice.

La Argentino dopo un’esperienza personale che le ha dato la netta consapevolezza di come il personale ospedaliero sia assolutamente impreparato a gestire in maniera sensibile il dolore di chi soffre (e anche quello dei congiunti) e alla luce dei suoi studi, ha organizzato lo scorso anno un master full immersion a Siracusa con circa 200 partecipanti provenienti da tutta Italia: nel corso dei quali le lezioni di decine di docenti e di testimonial (fra i quali la nota attrice Claudia Koll) che hanno partecipato all’importante rassegna teatrale al Teatro Greco riflettendo la base sul rapporto fra il mito e la maschera, sempre affrontate secondo i dettami della Gestalt Therapy. Subito dopo la realizzazione del volume. In questo libro, “costruito come una matrioska, per cui ogni capitolo rinnova sorpresa, fascino e interesse” (come scrive Padre Giovanni Salonia nella sua prefazione), l’autrice cuce in modo armonioso e integrato una moltitudine di saperi ed esperienze legati alla spiritual care e all’accompagnamento del paziente terminale.

A partire dalle ricerche più recenti nell’ambito delle neuroscienze, e accogliendo spunti provenienti dal passato come la medicina di Ildegarda di Bingen o la saggezza dei miti greci, Paola Argentino supera la teoria classica di Kübler-Ross sulle fasi che scandiscono il processo di elaborazione del dolore e del morire in favore di una visione basata sulla Gestalt e su una concezione integrata e olistica dell’essere umano. 

L’obiettivo del lavoro con il paziente non è più la rassegnazione, bensì la “gioia di vivere” che trova un proprio canto anche nel dolore e genera una nuova pienezza. Dalla lettura di queste pagine emergono, da un lato, una nuova feconda prospettiva della resilienza, e dall’altro una concezione della psicologia sanitaria incentrata sull’ascolto e sulla condivisione empatica del dolore altrui. Come nell’antica arte giapponese del kintsugi, e come nei versi di una poesia sull’amicizia molto famosa ed erroneamente attribuita a Borges, si tratta di “raccogliere i pezzi per rimetterli a nuovo”.

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