“Risultato non soddisfacente”

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I primi metri di ringhiera sono stati collocati alla Marina di Trapani e, come si immaginava, il risultato non è soddisfacente”. Esordisce così il comunicato stampa del consiglio direttivo di Italia Nostra sui lavori nella storica passeggiata di viale Regina Elena, evidenziando come “l’aspetto estetico, contestualizzato all’interno della storia millennaria del porto di Trapani non migliora né tutela quel paesaggio urbano storicizzato, anzi: quindi non convince”, si legge nella nota. Già ai primi di gennaio Italia nostra aveva chiesto il recupero della storica ringhiera in ghisa, soffermandosi sugli aspetti che rimandano al legame dei trapanesi con la passeggiata della Marina, da dove sono passate intere generazioni. Spesso tra fidanzamenti e promesse di matrimonio. Ma la ringhiera degli anni Sessanta, secondo quanto più volte ribadito dall’Autorità Portuale, non è più recuperabile. Versando da anni in condizioni di degrado. E c’è’ anche da tenere presenti gli aspetti che rimandano alla sicurezza. Sarà quindi tolta. Ma da questa vicenda Italia nostra trae spunto per una riflessione, incentrata sul porto di Trapani che rappresenta il cuore fondativo della città. Argomento che rimanda alla realizzazione di opere tenendo ben presente la memoria ed il valore del centro storico e delle sue banchine e passeggiate. Temi che si intrecciano con la totale assenza del Piano regolatore del porto, strumento auspicato da Italia Nostra, che ha comunque apprezzato la disponibilità della Soprintendenza per la disponibilità a recepire le osservazioni fatta ai primi di gennaio chiedendo all’Autorità Portuale di rivedere il progetto originario. Ma la richiesta non è stata accolta. La ringhiera in ghisa sarà dunque rimossa e sostituita con una nuova. Tra i motivi della sua rimozione c’è l’avanzato stato di deterioramento. Ma Italia Nostra “si oppone – conclude il comunicato – al messaggio che se una parte costituente il patrimonio culturale locale è “assai deteriorata” potrà essere buttata via”, ricordando come “il restauro segue la manutenzione mentre la costante cura “del buon padre di famiglia dovrebbe stare sopra a tutto: dunque non è giusto che una comunità intera venga progressivamente depauperata del suo patrimonio storico ed artistico” perché non è stata prestata la necessaria cura nel tempo, senza effettuato la benché minima manutenzione negli anni senza avere provveduto al restauro.

Ma. To.