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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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I verbali del boss Messina Denaro: “Ero una garanzia per il mio mondo”

Matteo Messina Denaro, consapevole di avere i giorni contati a causa del male incurabile che lo affliggeva, non escludeva la possibilità di “parlare” ai magistrati. 

“Non sono interessato, poi nella vita mai dire mai intendiamoci. Io non sono stato mai un assolutista nel senso che non è che perché dico una cosa sarà sempre quella, io nella mia vita ho cambiato tante volte idea, però con delle basi solide”, disse il boss di mafia il 7 luglio 2023 al procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido che lo invitava a contribuire “a ricostruire dei pezzetti di verità”.

“Che siano pezzi di verità che siano, come dire… che ci diano la possibilità di dire, anche a noi ‘Questa è verità”, così il pm Guido invitava Messina Denaro a parlare, senza mai invitarlo a pentirsi ma solo a dare elementi “storici”. “Pezzetti di verità – aggiunge il magistrato – che ci dirà lei e che le consentiranno di… anche di essere più sereno, rispetto alla sua storia, rispetto a questa schifezza che l’ha circondata prima e dopo e fino a qualche giorno fa. Questo è il nostro invito a riflettere…”. “Sono alla fine della mia vita, ma il punto è io non sono il tipo di persona – e mi creda che è la verità, non me ne può fottere più niente – non sono il tipo di persona che vengo da lei e mi metto a parlare dell’omicidio, per rovinare a X, Y, non ha senso nel mio modo, mi spiego?”, dice in un altro passaggio dell’interrogatorio. Messina Denaro, dunque, alterna piccole aperture a chiusure nette verso i pm.

“Sono, diciamo tra virgolette, un mafioso per come mi considerate voi, un poco anomalo, non mi sono inimicato nessuno nel territorio, intendo il mio paese. Chiunque mi vuole bene. Lei stamattina pensava di trovare un Rambo, invece non ha tovato niente”. Tono più dimesso del solito, affaticato, dolente e disposto ad ammettere solo quel che davvero non può negare, così il 7 luglio Matteo Messina Denaro rispondeva ai pm di Palermo andati a interrogarlo. Il padrino era già molto malato e sapeva di avere i giorni contati.

“Io sono sempre stato in quello che voi ritenete mafiosità una garanzia per tutti. Non ho mai rubato niente a nessuno. Parlo del mio ambiente, non ho mai cercato di prevaricare, nè in ascese di potere, nè per soldi”, spiega. Ai magistrati che gli chiedono da dove vengano i soldi trovati a casa della sorella Rosalia, poi arrestata, risponde: “mi servivano per mantenermi. Il denaro trovato a mia sorella è sicuramente origine di mia madre perché erano soldi di famiglia, ovviamente se mia madre mi poteva aiutare mi aiutava”. “Lei pensa che io uscivo a fare rapine o chiedere estorsioni? – chiede ai magistrati – Non ho mai chiesto estorsioni a nessuno, non ho mai fatto traffici di droga, non ho mai fatto rapine. I soldi erano nella disponibilità della mia famiglia, mia madre ha sempre cercato di conservare e dare a tutti, specialmente a me”.

“Io ho una famiglia rovinata… ma alla fin fine quale colpa ho avuto io? Posso avere colpe personali: impiccatemi, datemi tutti gli ergastoli che volete; ma che la mia famiglia sta pagando da una vita questo tipo di rapporto con me, perché mi viene sorella o mi viene fratello…”. Matteo Messina Denaro si lamentava delle indagini a carico dei suoi familiari con i pm di Palermo andati a interrogarlo in carcere il 7 luglio scorso. “Io so soltanto una cosa – aggiunge – che, però non sto facendo nessun atto di accusa, quello che mi avete distrutto una famiglia, rasa al suolo, ci sono dei sistemi che non vanno, lasciamo stare le condanne, ci sono dei sistemi che non vanno; ora sento dire: case distrutte… perché mia mamma che è: latitante o mafiosa? Lei…la legge, lo Stato gli ha distrutto la casa, i mobili fatti a pezzettini. Cioè dove lo volete trovare un dialogo, quando ci sono questi comportamenti?”, dice ai magistrati mostrando un evidente risentimento. 

 “Che vita facevo a Palermo? Libero come quella di Campobello, perché bene o male voi avete scandagliato quella di Campobello (il paese in cui ha trascorso gran parte della latitanza ndr), ma in genere sempre quella vita faccio, cioè lo stesso fac-simile”. Così Matteo Messina Denaro ha risposto ai pm di Palermo che il 7 luglio gli chiedevano della sua latitanza. Il verbale di interrogatorio è depositato all’udienza preliminare a carico dell’amante storica del boss Laura Bonafede. “Le mie amicizie non e’ che iniziano e finiscono solo nel mondo che voi considerate mafioso, non è così, le mie amicizie erano dovunque”, aggiungeva.

Il capomafia ha anche raccontato di essersi fatto dei tatuaggi nel centro del capoluogo tra il 2006 e il 2009 e di essersi fatto curare periodicamente da un dentista. “Non ho mai distinto tra ricchi e poveri, – proseguiva – ovviamente se dovevo frequentare una persona povera non ci andavo col Rolex per una forma di educazione, se invece ero per i fatti miei con persone come me non avevo problemi, cioè non avevo quella forma di annacamento (vanto ndr), non volevo dimostrare niente”.

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