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domenica, Maggio 26, 2024
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La storia della sanità a Trapani

Ne parla il professore Giuseppe Abate nel suo libro “Medici e luoghi di cura nella Trapani antica”.

di Mario Torrente

La storia della città passa anche dai suoi luoghi di cura e dall’evoluzione della sanità trapanese. E dalla lettura dei documenti e dalla ricerca delle fonti viene fuori che la medicina a Trapani ha avuto davvero un passato illustre che il professore Giuseppe Abate ha raccontato, davvero in maniera dettagliata e approfondita, nel suo libro “Medici e luoghi di cura nella Trapani antica” pubblicato da “Quick Edizioni”. Il volume è frutto del lavoro di ricerca svolto dal professore Abate, già docente di medicina e geriatria presso l’Università di Chieti e Pescara, che ha rivolto la sua attenzione alla città natale analizzando i vari aspetti della sanità a Trapani nel periodo che va dal 1400 al 1900.

Nel libro si parla delle epidemie e dei flagelli sanitari che più volte nei secoli hanno decimato la popolazione, oltre che delle principali malattie che causavano la morte dei trapanesi di un tempo. Nella pubblicazione, corredata anche da molte foto, grafici, e documenti, vengono anche ricordati i medici trapanesi illustri, che con il loro lavoro e l’attività svolta in diversi periodi, hanno scritto la storia della sanità in città, contribuendone alla crescita ed al progresso.

Ma nel suo libro il professore Abate passa in rassegna quelli che sono stati i principali luoghi di cura a Trapani, ad iniziare dal dall’ospedale Sant’Antonio Abate, con molte pagine che ne raccontano la storia. Altri capitoli sono dedicati all’ospedale di San Sebastiano, all’ospedale psichiatrico ed alla Maternità. Ed ancora ai tubercolosari dall’Ospizio Marino e dall’Asilo Charitas. Tutti luoghi che hanno segnato la storia di Trapani e di cui ancora resta traccia. In alcuni casi anche con i toponimi, come nel caso di San Cusumano, località del Comune di Erice che riporta indietro nel tempo di mille anni quando tra le pendici del Monte e la spiaggia di San Giuliano c’era una vera e propria zona termale. Qui, a circa due miglia da Trapani come scrive il professore Giuseppe Abate nel sul libro, c’era una chiesetta intitolata ai Santi Cosma e Damiano, che risaliva al 1121.

Da questa chiesetta, costruita in onore dei due santi medici, ha proprio origine il toponimo di San Cusumano che ancora oggi connota questa parte del territorio ericino. Ma in questo racconto c’è un’acqua talmente buona e curativa, che veniva chiamata “Acqua Santa” e che portò tanti pellegrini nei secoli da queste parti per trovare sollievo e rimedio ai loro malanni. Al punto che attorno alla chiesa, dedicata proprio a due santi guaritori, vennero costruite tante casette, per dare loro ospitalità, con annesse vasche per raccogliere l’Acqua Santa.

Alla sorgente dell’Acqua Santa di San Cusumano Giuseppe Abate ha dedicato un intero capitolo del suo libro dove parla proprio di “acque minerali e termali”, citando il Pugnatore ed il sacerdote e medico trapanese Antonio Crispo, che scrisse pure un volume a riguardo dal titolo “De Cosmae ed Damiani Acquis Termalibus. E tra le virtù di quest’acqua ne ricorda l’uso per curare l’idropsia, il mal di testa, le ulcere intestinali, indicandone benefici per la vista, il fegato, i reni e le vie urinarie. Anche Benigno di Santa Caterina elenca i malanni per cui era indicata quest’acqua, parlando di un buon antidoto per diversi mali, al punto che venivano a berla da lontano o per immergersi nelle sue vasche. Nel suo libro Abate parla anche di un pozzo da dove si attingeva altra “Acqua santa” dalle parti di Pizzolungo, a circa un chilometro e mezzo dalla fonte di San Cusumano.

Insomma, a San Cusumano c’era qualcosa di molto simile a delle acque termali e nel 1600 sorsero diverse strutture per ospitare i pellegrini che venivano alle falde del Monte Erice per curarsi da malattie, morbi e provare a stare meglio. E l’Acqua Santa era talmente famosa da essere esportata nel continente.

Fu così per un bel po’ di secoli, per lo meno fino a buona parte del 1700. Ma nel 1800, al tempo di padre Castronovo, la chiesetta dei Santi Cosma e Damiano non c’era più. Oltre al nome rimasto a questa zona, di questo racconto resta solo la posizione indicativa della chiesetta, che si trovava a ponente, a circa un miglio dalle falde del Monte, nel lato di costa dell’acquedotto di Trapani, distando dalla città circa due miglia.

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