ATM, “una prassi consolidata”

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Rinvio a giudizio, ieri, per 2 dipendenti e per l’ex componente del CDA. Dagli atti d’indagine emerge che in tanti ne erano a conoscenza

Un servizio bancomat a disposizione di tanti di cui, come emerge dagli atti di indagine, erano a conoscenza molti dipendenti, nonché lo stesso direttore generale Salvatore Barone che ha fatto ricorso lui stesso, in più occasioni, ad anticipazioni di cassa anche per importi di migliaia di euro. Ieri, il Giudice per le indagini preliminari Caterina Brignone ha rinviato a giudizio, per peculato ed appropriazione indebita, Giuseppe Papa ed Andrea Oddo, ex responsabili di cassa della società di mobilità trapanese, oltre che l’ex consigliere d’amministrazione Mario Sugamiele. Quest’ultimo è stato il grande beneficiario “delle cortesie” dei due dipendenti: oltre 30 mila euro per 18 assegni, a firma sua, ed in alcuni casi della moglie e della sorella, che firmava davanti agli stessi Papa e Oddo, recandosi direttamente nell’ufficio abbonamenti dell’azienda fra una chiacchierata e l’altra “domandando come andasse in azienda”, come se nulla fosse. Alla Guardia di Finanza, fra le righe, i due hanno dichiarato che oltre all’amicizia una delle motivazioni era quella “che si vociferava potesse tornare ad essere nominato amministratore dell’ATM”. Esigenze personali, hanno spiegato i Sugamiele agli investigatori: bollette, mutui…,ed in attesa di una cessione del titolo sportivo del Riviera Marmi, società di calcio di Custonaci, dove lo stesso aveva ricoperto la carica di Presidente e  vicepresidente, che gli avrebbe dovuto ricavare un guadagno per rientrare delle necessarie provviste finanziarie. Ma è davvero inquietante il quadro che emerge dagli atti indagine. Dipendenti – come nel caso di Giuseppe Filetti- che si facevano anticipare mazzette di biglietti, “perché in difficoltà finanziarie”, ed “aiutate” a rientrare del relativo debito verso l’azienda, di diverse migliaia di euro, in comodi rateizzi mensili. Lo stesso direttore generale, Salvatore Barone, ricorse in più occasioni ad aver anticipato denaro contante con l’ennesima operazione di “cambio assegni” che, in più verbali ammesso dagli stessi indagati agli inquirenti, sembrava essere una prassi consolidata a conoscenza degli stessi vertici dell’azienda, prima della nomina dell’ingegner Massimo La Rocca. Una superficialità oggettivamente disarmante per una società integralmente a capitale pubblico. Un “sistema” torbido che ha portato ieri il Gip di Trapani a rinviare a giudizio i tre. Ma c’è da scommetterci che la vicenda non si concluderà in sede penale, essendo evidente una connivenza diffusa all’interno dell’Azienda di Trasporti; e come è emerso, anche ai più alti livelli.