18.2 C
Trapani
lunedì, Aprile 22, 2024
HomeCronacaRapita a sette anni torna con il barcone

Rapita a sette anni torna con il barcone

Di Pamela Giacomarro

Il desiderio di riabbracciare la mamma ed i fratelli che vivono a Catania. Il viaggio, a bordo di un barcone, per tornare in Sicilia, l’isola dove è nata e cresciuta fino all’età di sette anni quando è stata rapita dal padre che l’ha trascinata in Tunisia. La vicenda della giovane Sarah è oggi al centro di una vera e propria battaglia legale, che ha preso il via lo scorso mese di agosto quando la ventunenne, dopo un vero e proprio “viaggio della speranza”, ha raggiunto l’isola di Pantelleria. Un solo desiderio, quello di ricongiungersi con la sua famiglia. Per le autorità però, Sarah va rimpatriata. Decisione alla quale si oppone con fermezza il legale della giovane, l’avvocato Giuseppe Lipera, che ha presentato ricorso contro il decreto firmato dal questore di Trapani. Dopo una prima bocciatura, la storia di Sarah è tornata oggi in Tribunale. Al termine dell’udienza, che si è svolta questa mattina, il giudice Rosario Maria Cutri, presidente della prima sezione civile del Tribunale di Catania, si è riservato di decidere. L’avvocatura dello Stato, per conto della Questura di Trapani e del Ministero dell’Interno, ha chiesto la conferma del decreto di espulsione definendo “farneticanti elucubrazioni” le tesi a sostegno della ragazzina formale dall’avvocato Lipera. Ma il legale non ci sta e ha richiesto “l’immediata cancellazione dagli atti di causa” dell’espressione “offensiva e ingiuriosa” , annunciando querela per diffamazione nei confronti del rappresentante dell’Avvocatura dello Stato. “La fattispecie concreta in cui si trova la giovanissima Sarah – ha ribadito il difensore della giovane – non è disciplinata da alcuna norma, perciò va risolta col buon senso. Questa ragazza è nata a Catania, in questa città ha lasciato la mamma e tre fratelli solo perché rapita dal padre. Ha tentato innumerevoli volte di ricongiungersi alla madre, ma le macchine burocratiche del nostro Ordinamento gliel’hanno sempre impedito”. Il caso di Sarah potrebbero riaprire il dibattito sullo “Ius soli”.

- Advertisment -

Altre notizie