“Unabomber era recidivo”

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I retroscena dell’arresto di Roberto Sparacio di 51 anni, responsabile dell’esplosione avvenuta lo scorso ottobre al Palazzo di Giustizia

Individuato e arrestato l’ Unabomber che inviò una pen drive esplosiva all’avvocato Monica Maragno che la consegnò alla Procura di Trapani dopo aver ricevuto un plico sospetto. La Usb esplose, poi, tra le mani di un agente di polizia giudiziaria che ne voleva visionare il contenuto. In carcere, per minacce e lesioni grave, è finito Roberto Sparacio di 51 anni, originario di Palermo ma residente a Pantelleria, ingegnere informatico, accusato anche di possesso di materiale esplodente e pedopornografico. La pen drive venne recapitata al legale nel settembre del 2016. In quel periodo Monica Maragno si stava occupando della vendita all’asta di alcuni beni dell’indagato. Uno dei suoi creditori, peraltro, era cliente del legale. Sembra che l’ingegnere informatico nel mondo più oscuro del web abbia cercato di ingaggiare un killer per farlo uccidere. Circostanza, questa, scoperta da un agente dello Sco che ha agito sotto-copertura che, nel frattempo, era entrato in contatto con Sparacio tramite i social network. Il plico aveva come mittente l’Ordine degli avvocati. Prima di aprirlo la donna contattò la segreteria: “Non abbiamo spedito niente”, la risposta. Così la decisione di sporgere denuncia alla Procura alla quale consegnò la posta ricevuta. Gianni Aceto, in servizio al Palazzo di via XXX Gennaio, ebbe l’incarico di visionare il contenuto. La Usb gli esplose, però, tra le mani, rimanendo gravemente ferito. Già in passato, Sparacio si sarebbe reso responsabile di una analogo episodio. Voleva colpire il titolare di un pub palermitano che aveva acquistato all’asta un immobile di sua proprietà. Collocò una chiavetta Usb nel bagno dell’esercizio commerciale. A farne le spese, un cliente che portò la pen drive a casa, rimanendo ferito nell’esplosione della stessa. Nel mirino dell’Unabomber anche tre operai che lavoravano in una cava di Pantelleria di sua proprietà. Nel sedile di un escavatore, mise dell’acido e i tre, che reclamavano stipendi arretrati, sedendosi rimasero ustionati. Nell’abitazione dell’indagato gli investigatori avrebbe rinvenuto un piccolo laboratorio per la fabbricazione di ordigni esplosivi, materiale che, peraltro, l’ingegnere avrebbe messo in vendita su Subito.it. Adesso, invece, al vaglio degli inquirenti il materiale pedapornografico rinvenuto nel Pc dell’arrestato. Non si esclude, pertanto, che la vicenda possa avere ulteriori sviluppi, come dichiarato dal capo della Squadra mobile Fabrizio Mustaro nel corso della conferenza-stampa di questa mattina.