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domenica, Maggio 26, 2024
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Erice, Fiammetta Borsellino incontra gli studenti dell’istituto “Pascoli – De Stefano”

L'incontro si è tenuto questa mattina presso l'Aula Magna del Polo Universitario di Trapani

di Chiara Conticello

Un dolore che diventa forza e sensibilizzazione. Può essere descritta così la vita di Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato ucciso da Cosa Nostra nel 1992 nella strage di via D’Amelio.

E quella forza, Fiammetta Borsellino l’ha dimostrata questa mattina, parlando agli alunni dell’Istituto Comprensivo “Pascoli – De Stefano” e rispondendo alle loro domande.

L’incontro di oggi nasce da un progetto più ampio dell’istituto ericino, come ci ha spiegato la dirigente scolastica Antonina Filingeri che, insieme ai suoi professori, ha voluto fortemente questo confronto per parlare di legalità e di memoria.

Da anni Fiammetta Borsellino gira l’Italia e incontra studenti e giovani tenendo vivo il ricordo non solo del magistrato, ma soprattutto del padre che Paolo Borsellino è stato.

Fiammetta, infatti, oggi ha raccontato anche dei suoi ricordi di un’adolescenza ribelle e libera, nonostante il pericolo che si respirasse in quegli anni. Una scelta dei genitori Agnese e Paolo che aveva l’obiettivo di far amare ai propri figli la vita ma soprattutto quella Palermo degli anni Ottanta e Novanta in cui regnava sangue e dolore.

E poi ha parlato della lotta alla mafia, ancora presente nel territorio, e dell’importanza della legalità. Un po’ come faceva il padre, che si confrontava spesso con i giovani che sono il futuro della società.

“Paolo Borsellino, uomo solo?” è stato il titolo dell’incontro di oggi, moderato dall’avvocato Noemi Genovese. E nonostante siano passati tanti anni da quel 1992, si potrebbe anche rispondere che Paolo Borsellino non era un uomo solo, perché il suo ricordo vive nei cittadini e nei giovani che, nonostante tutti i depistaggi, continuano a cercare la verità, continuano a chiedere a gran voce dove sia finita l’agenda rossa e soprattutto continuano a seguire il consiglio del magistrato palermitano: «Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene».

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