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La Riserva resta chiusa

A Monte Cofano, nel territorio di Custonaci, da quasi due anni l’Area protetta non è accessibile a causa del pericolo di caduta massi. Gli operatori turistici hanno lanciato una petizione on line per chiederne l’apertura.

La Riserva di Monte Cofano continua a restare chiusa. Lanciata su change.org una petizione on line per richiederne la riapertura.

Tutto off-limits. I cartelli ad inizio dell’area protetta parlano chiaro. Non si può entrare. La Riserva di Monte Cofano, un autentico paradiso naturalistico che fa da richiamo a tanti escursionisti e turisti, è chiusa dal luglio del 2017 per la caduta di un masso, nei pressi del Tuono, a quanto pare a seguito di un fulmine durante un temporale. Scattata la chiusura, per motivi di sicurezza, la Riserva da allora non ha più aperto i battenti. Facendo venir meno una delle mete più gettonate del territorio, soprattutto per gli escursionisti e gli amanti delle passeggiate nella natura. Un settore in netta crescita, quello del trekking, in grado di generare indotto economico. Tant’è che da mesi gli operatori chiedono la riapertura della Riserva, trattandosi di una meta dal forte richiamo turistico. Ma ancora oggi, a due anni di distanza dalla caduta del masso, resta chiusa. Integralmente. Nei mesi scorsi il sindaco di Custonaci Giuseppe Bica aveva anche emesso una propria ordinanza per permettere il passaggio senza sosta. Ma il provvedimento è stato stoppato dalla Prefettura. Visto che i fattori di rischio che hanno portato alla chiusura, ovvero il distacco del masso, non sono ancora stati superati. Intanto cresce il fronte della protesta. Tant’è che Diego Ruggirello, operatore turistico della zona, ha lanciato una petizione on line sul portale Change.org per chiedere la riapertura della Riserva. In meno di 24 ore sono state raccolte 500 firme. Le sottoscrizioni sono in corso e si può firmare collegandosi su change.org.

Intanto le bellezze di Cofano e dei suoi sentieri continuano ad attirare visitatoriattraverso le immagini che girano sul web e dei gruppo dedicati all’escursionismo. Ma non solo. La Riserva nelle scorse settimane è approdata alla Bit di Milano. E molti tour operator hanno manifestato forte interesse per questa tappa, come fatto sapere dall’assessore Fabrizio Fonte a ritorno dalla Bit. Il guaio è che all’ingresso dell’Area protetta resta il cartello di divieto di accesso per pericolo di caduta massi. Quindi non si può entrare. Il sindaco Peppe Bica, dal canto suo, in questi mesi ha seguito la vicenda, con diversi incontri, l’ultimo pochi giorni fa al Genio Civile. 

La questione della chiusura della Riserva di Monte Cofano tiene banco dal 2017,tra incontri e conferenze di servizi. L’Azienda regionale Foreste, l’ente gestore delle Riserva, ha disposto la chiusura sulla base a diverse relazioni, a partire da quella fatta dai vigili del fuoco nel corso di uno dei sopralluoghi fatti, dove sono emerse diverse criticità. Sopralluoghi che hanno visto sul posto, oltre che l’Azienda Foreste, anche la Protezione Civile ed il Genio Civile. Fattori di rischio sono emerse anche da una apposita relazione geologica. C’è poi il tavolo tecnico tenuto in Prefettura nel luglio 2017 per parlare proprio della messa in sicurezza delle zone in cui si è verificato il distacco del masso. E quindi dei costoni di Monte Cofano da tenere sotto controllo. Insomma, c’è da mettere in sicurezza diversi punti per il pericolo caduta massi, a partire dal passaggio del “passo della zita”, lungo il versante Nord, dove la montagna scende a picco sul mare. Tanto che questo tratto viene chiamato dagli appassionati “le dolomiti sul mare”.

C’è dunque da procedere alla messa in sicurezza. Ed al più presto anche, visto che sono passati quasi due anni dalla chiusura. E senza un intervento per garantire il transito dei visitatori l’Azienda Foreste non può che inibire l’accesso alla Riserva. Ma c’è da fare i conti con la mancanza di fondi. L’amministrazione comunale di Custonaci ha già predisposto un progetto, dando incarico ad un professionista per fare un monitoraggio complessivo. Nei giorni scorsi il sindaco Bica è anche stato al Genio Civile per valutare un intervento di somma urgenza.

Il guaio è che dalla Regione, nel relativo capitolo di spesa, mancano le somme necessarie. L’investimento per la messa in sicurezza ammonterebbe attorno al milione di euro. Che potrebbe salire al milione e mezzo per intervenire anche in altre zone rocciose individuate nello studio commissionato dal Comune di Custonaci. In ballo ci sono interventi di imbracatura con reti di acciaio oltre che la realizzazione di un fosso di guardia della zona del Tuono, la zona interessata dal distacco del masso. Ci sarebbe però una seconda strada da seguire, che sta prendendo piede proprio in queste ore: si potrebbe puntare, sempre dalla Regione, ai fondi per il dissesto idrogeologico. Da questo fronte sembra esserci qualche speranza. Da quanto fatto sapere dal sindaco Bica, che nei giorni scorsi ha incontrato il commissario straordinario per i rischio del dissesto idrogeolocio nell’ambito del Patto per il Sud Maurizio Croce assieme al deputato regionale Valentina Palmeri, in questo capitolo di bilancio dovrebbe esserci dei residui per finanziare i lavori che potrebbero permettere la riapertura della Riserva. Ma in questo caso i tempi potrebbero essere più lunghi, visto che non si procederebbe più per somma urgenza come inizialmente ipotizzato dal sindaco Bica attraverso il Genio Civile. 

Una terza via, quanto meno per assicurare una minima fruizione nel breve periodo,in modo da salvare la prossima stagione estiva, potrebbe essere quella della riapertura parziale della Riserva, nei punti meno a rischio, facendo un intervento tampone limitato alla zona dove è caduto il masso. Insomma, nei punti di pericolo imminente, quella dei massi ritenuti disarticolati. E lasciando comunque chiuso il sentiero che collega la Torre di San Giovanni con quella del Tuono, dove c’è invece bisogno di un intervento più complessivo. Praticamente il versante settentrionale, quello ritenuto più a rischio. Prendendo anche provvedimenti, come la chiusura totale dei sentieri, in caso di giornate di vento e maltempo. Da decidere di volta in volta. Un compromesso, insomma, nell’attesa dell’avvio dei lavori per la definitiva messa in sicurezza. E che forse potrebbe trovare d’accordo l’Azienda Foreste. Sempre concordando modalità di intervento e tempi di attuazione, nel breve come nel lungo periodo, per garantire la fruizione di questo autentico angolo di paradiso tra mare e montagna.

Mario Torrente

GUARDA IL SERVIZIO CON L’INTERVISTA AL SINDACO BICA

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