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Marsala: La voce antifascista di Con Te Donna

*Le volevano confinare nell’angusto perimetro delle mura domestiche invece le donne partigiane, diventarono protagoniste della Resistenza scrissero splendide storie di coraggio e lotta per la libertà. Sovversive ,ribelli antifasciste hanno contribuito in un modo esemplare alla costituzione dell’Italia democratica*.

Per la ricorrenza della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ci preme ricordare una parte di Resistenza oscurata e celata per tanto tempo, onorando la memoria di tutte quelle partigiane che ne furono protagoniste senza ottenere gli adeguati riconoscimenti da parte della nostra storia, sempre troppo declinata al maschile. La partecipazione femminile fu fondamentale per la lotta di Liberazione e rappresentò una delle prime occasioni in cui le donne parteciparono in prima fila, insieme agli uomini, a un momento cruciale della storia italiana. Lasciarono le cucine, la cura delle proprie famiglie, i posti di lavoro, si ribellarono e andarono a marciare per il pane e la libertà, incrociarono le braccia per protesta. In tante parteciparono con gli uomini alla lotta armata. Ma la Resistenza non si fece solo coi fucili e le donne si fecero carico di aspetti cruciali di logistica, organizzazione e comunicazione.

Si occuparono della stampa dei materiali di propaganda, dell’attacchinaggio dei manifesti, della distribuzione di volantini, dell’approntamento di documenti falsi. Prepararono i rifugi, i nascondigli, i luoghi di ricovero per i partigiani e spesso svolsero mansioni infermieristiche. Organizzarono il trasporto di munizioni, armi, esplosivi, procurarono gli indumenti. Si incaricarono del delicato passaggio delle informazioni divenendo un essenziale collegamento tra le brigate. Raccolsero medicinali e viveri, portarono avanti il fondamentale ruolo d’organizzazione e supporto all’azione dei e delle combattenti. Ma in tante vennero torturate, stuprate e uccise, perché solitamente non giravano armate e quindi si trovavano nell’impossibilità materiale di difendersi. Secondo i numeri ufficiali dell’Anpi: «Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare».Ancora oggi ricordare le partigiane sembra un contributo minoritario all’interno della grande resistenza antifascista, un esercizio delle donne per le donne, che rischia di dividere un fronte già troppo compromesso. Al contrario, le storie delle partigiane ci ricordano la doppia battaglia che molte donne hanno dovuto combattere contro i fascisti e contro un sistema sociale e familiare che le avrebbe volute a casa ad aspettare. Donne che hanno lottato non solo contro il fascismo, ma contro il sessismo e il maschilismo di cui quell’epoca era intrisa e quindi da considerare doppiamente guerriere. 

La presidente del centro d’ascolto per donne vittime di violenza ” Con Te Donna”

 Maria Gerardi

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