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Marsala aderisce a ‘Risorgiamo Italia’, la protesta dei ristoratori che chiede aiuto ai sindaci

Anche a Marsala, come a Trapani e ad altri centri della provincia, come a Palermo e in tutta Italia, tanti ristoranti, tante attività economiche legate all’ospitalità e al catering, parteciperanno alla manifestazione di protesta denominata ‘Risorgiamo Italia’, per esprimere un secco rifiuto alla modalità di riapertura che, secondo i rispettivi gestori e titolari, li consegna al fallimento sicuro. Questa sera, dalle ore 21, le luci di tanti locali verranno accese per poi essere spente definitivamente, se le direttive del Governo continueranno ad essere quelle indicate finora. “Non sono un catastrofista – dice Peppe Agliano de La Corte dei mangioni – ma nella realtà dei fatti ci rendiamo conto che tutti gli interventi promossi dal Governo non sono stati mantenuti, e che le nostre certezze finora solo sono state le chiusure a causa del dramma sanitario che ovviamente abbiamo vissuto come tutti con enorme apprensione e abbiamo rispettato. Ci è stata promessa liquidità, ma l’unica certezza è il 70 per cento dei coperti in meno; ci impongono di non licenziare nessuno ma ci resta solo la certezza dei costi e non dei ricavi.  La manifestazione di questa sera si chiuderà domani quando verranno consegnate le chiavi dei ristoranti nelle mani dei sindaci per farle pervenire al presidente del Consiglio Conte”. A Marsala il settore è presente in modo massiccio. L’intento dei tanti ristoratori è che tutto questo arrivasse al Governo per avere una risposta chiara e non solo per ricevere indicazioni su aperture lontane, e incerte. Con il 30 per cento dell’incasso i protagonisti dell’iniziativa non riescono a tutelare i lavoratori. I propositi sono stati tanti, l’impegno a ottemperare a tutto quello che le nuove normative impongono verrà mantenuto perché già noto e attuato anche se da ora in avanti con maggiore intensità ed efficienza, ma la richiesta è quella del non abbandono. “Ovviamente – aggiunge Agliano – vorrei che fosse chiaro che andare a cena fuori non è come andare alla mensa dell’ospedale. Noi dobbiamo garantire sicurezza ma anche dare emozioni,  quindi rispetteremo le indicazioni ma ci sia consentito di fare il nostro lavoro. Senza snaturarci. E’ chiaro che dobbiamo rinascere con un nuovo proposito. Tutto questo avrà un costo in termini economici, quindi, o si abbattono i costi contributivi per un periodo che non può essere limitato a tre mesi, e garantire la forza lavoro, altrimenti saremo costretti a licenziare, e parliamo di qualche milione di persone che in tutta Italia sono impegnate nella ricettività, ristorazione e horeca”. Un dato  positivo c’è: forse il settore ripartirà più forte e unito di prima, non più da concorrenti ma da lavoratori solidali, e, sempre secondo i ristoratori coinvolti, un’altra cosa che in modo naturale si verificherà sarà la selezione delle attività: quelli che erano impegnati nella ristorazione in modo professionistico dovranno prevalere sugli improvvisati. Chi svolge questo lavoro da 30 anni e oltre conosce gli obblighi da seguire, ma ha bisogno adesso di far sentire la propria voce, “perché se la ristorazione si ferma dal primo giugno, il comparto dei dipendenti pubblici e delle pensioni verrà messo a rischio. Se ci sarà uno sciopero fiscale di 300 mila attività, sicuramente are qualche poltrona ballerà”. Si reclamano  garanzie migliori, anche in assenza di sindacati che manifestano come avviene per la chiusura delle fabbriche, e per il momento la protesta è limitata al web e via social, ma quando sarà possibile farlo di persona, il numero si preannuncia veramente molto alto. “Sono pronto ad aprire con un protocollo sanitario preciso – aggiunge Agliano – ma con le abitudini che hanno caratterizzato l’ospitalità, non solo concordo solo per il take away o l’asporto, altrimenti si riduce a un posto dove si sfamano le persone. Io non intendo  privare il mio ospite o chiunque arrivi al mio tavolo di tutto quello che ha caratterizzato ogni momento di riunione precedente, di socialità”. La richiesta unanime è, quindi, un’idea condivisa con associazioni di categoria che conoscano cosa accade all’interno di un ristorante che fa 40 coperti. In atto in molti di loro hanno già un programma per la riapertura con tutta una serie di novità in linea con le richieste di mercato che tengono persino conto di un temuto ritorno dell’epidemia, ma da imprenditori desiderano un’apertura con sacrifici comuni, non solo a parole, non solo secondo le promesse mai concretizzate. “Desidero aggiungere che sono tantissimi i miei amici e i clienti che mi scrivono da tutta Italia e che vogliono tornare presto a vivere la magia di Marsala – conclude Peppe Agliano – . L’Amministrazione Comunale non mi ha deluso, e sono soddisfatto di come il sindaco ha deciso di affrontare la situazione e l’emergenza. Spero  ovviamente che continuino con l’abbattimento delle tasse comunali e degli oneri che ci ritroveremo sul groppone con il 40/50 per cento di fatturato in meno. Mi auguro che continueranno a stare al nostro fianco, nell’interesse di tutti e anche di chi viene ad apprezzare Marsala con la sua storia la sua bellezza, per non far crollare la nostra immagine di fronte a questo momento di crisi mondiale. Per la ripartenza è necessario un intervento dell’Amministrazione comunale, del Governo regionale e do quello nazionale”.

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