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lunedì, Febbraio 26, 2024
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“L’asse della droga Palermo-Trapani”

Una lunga lista di nomi: dai pusher ai “pezzi grossi” che gestiscono il traffico di stupefacenti tra Palermo e Trapani. Fiumi di droga: hashish, crack, marijuana, cocaina, destinati alle piazze di spaccio locali. A svelare i retroscena è il collaboratore di giustizia pacecoto Antonio Tranchida. Oltre cento i nomi contenuti nei verbali raccolti nei mesi scorsi dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Luisa Bettiol e Gianluca Di Leo.

Quello di Antonino Beninati è uno dei primi nomi svelati. “Era un capo piazza del Rione Sant’Alberto, l’ho cominciato a fornire quando c’è stato l’arresto del figlio Giuseppe ”, rivela ai magistrati. Per Tranchida si trattava di una “piazza ben attiva” che settimanalmente fruttava dai cinquanta ai settantamila euro.

La droga che arrivava in città, poi lo stoccaggio prima di essere spacciata in strada. I diversi passaggi, raccontati con dovizia di particolari dal collaboratore di giustizia: “Aveva un appartamento che non ci abitava nessuno di fronte alla sua abitazione, veniva utilizzato per lo stoccaggio della droga e il confezionamento a dosi e poi i vari ragazzi vendevano al dettaglio giù sotto la sua casa. Era un vialetto della via Michele Amari, è una rientranza della via Michele Amari”.

Non sempre filava tutto liscio: “poi è subentrato Salerno che lavorava con Massimo Ferrara – detto il Papa e secondo gli investigatori vicinissimo al mandamento di Santa Maria del Gesù – che di nascosto di me gli hanno dato qualche paio di chili di cocaina. Quando io l’ho scoperto non gli ho voluto più fornire, abbiamo bloccato il rapporti perché io volevo l’esclusiva”.

Tranchida ha anche ricostruito la rotta della droga: la marijuana arrivava da Partinico, l’hashish da Palermo. La cocaina invece “poteva essere di Palermo, poteva essere di Partinico”. E quando si parla di Partinico inevitabilmente salta fuori il nome della famiglia mafiosa dei Vitale. Tra i tanti episodi citati nei numerosi verbali, anche i colpi di pistola sparati contro la saracinesca dell’enoteca “Perbacco”. L’episodio risale al 2017 e per Tranchida si trattò di una ritorsione per il furto di una partita di hashish.

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