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La coraggiosa ripartenza di Erice

di Mario Torrente

Ad Erice sono diversi i commercianti e gestori di locali che stanno valutando seriamente la chiusura definitiva delle loro attività. Quel “per l’ultima volta”, detto con il nodo in gola, nel video, diventato virale sui social, così come la consegna delle chiavi alla sindaca Daniela Toscano, in realtà aveva ben poco di simbolico: chiudere bottega è una ipotesi che in tanti stanno prendendo seriamente in considerazione. Erice vive esclusivamente di turismo e, con il lockdown ancora in corso, la stagione sembra ormai compromessa visto che, alla fine, c’è sempre da fare quadrare i conti, che al momento sono tutti in rosso.

I negozi sono chiusi, ma le spese di gestione continuano ad accumularsi, a partire dagli affitti che nel centro storico di Erice sono tutt’altro che bassi. Tra i proprietari degli immobili dati in locazione c’è chi, considerato il momento difficile, si è detto disponibile a sospendere e posticipare il pagamento degli affitti, costo, che prima o poi, dunque, dovrà essere sostenuto dagli operatori, sommando diverse mensilità.

Ai costi dell’affitto si sommeranno quelli per l’assunzione del personale anche se, al momento titolari e dipendenti sono tutti a casa e molti tra questi ultimi, probabilmente, non saranno richiamati per lavorare. Molti commercianti e gestori, infatti, stanno valutando una ripresa col personale ridotto all’osso o addirittura senza dipendenti.  Sempre se si potrà riaprire data la gravità della situazione. 

Tra le spese da affrontare per gli operatori del settore turistico ricettivo ci sono anche le bollette che continuano ad arrivare, mutui e prestiti da onorare, e per ultimo, ma non in ordine di importanza,  il carico fiscale. Ai costi ordinari, si sommano, in oltre, quelli relativi agli adeguamenti alle norme anti covid19 che prevedono un vero e proprio investimento da parte dei titolari di attività.

Difficilmente sarà possibile rientrare con le spese, la stagione ormai è compromessa. Da sempre marzo, aprile, maggio e giugno sono mesi strategici per il turismo ad Erice. E le immagini del piazzale di porta Trapani vuoto, quando solitamente in questo periodo stracolmo di pullman ed auto, fotografa perfettamente una situazione a dir poco drammatica.

Ma se da un lato c’è chi si dice pronto a chiudere bottega, o a ridimensionare le sue attività, dall’altro c’è anche chi vuole ripartire, perchè i muntisi, ben si sa, sono  gente caparbia che non molla facilmente. Tant’è che i titolari dei negozi, bar, alberghi e ristoranti ericini hanno sottoscritto un documento, con in calce ben 72 firme, predisposto dall’associazione il “Bajuolo”, che in questi giorni ha organizzato la mobilitazione delle attività del centro storico della vetta aderendo al “Risorgiamo Italia”. Nel documento, che il presidente del “Bajuolo” Maurizio La Sala ha consegnato al prefetto Ricciardi, sono illustrate le proposte dei muntisi per fare ripartire la loro amata Erice, a partire dall’abolizione dei tributi locali. O quanto meno una effettiva riduzione al minimo.

Tra le richieste avanzate, che La Sala ha illustrato alla sindaca Toscano al momento della consegna delle chiavi dei locali, c’è anche la necessità di  garantire maggiore spazio all’aperto “per lo svolgimento di ogni attività turistica”. In modo da massimizzare il numero di potenziali clienti puntando sull’esterno. Visto che all’interno dei locali bisognerà fare i conti con distanze dai tavoli e numero di persone che sarà possibile accogliere. E ad Erice gli spazi sono quel che sono. Visto che parliamo di un centro storico piuttosto antico e che ha mantenuto la sua conformazione medievale.

Ma se nel breve periodo urgono risposte da parte delle istituzioni per tenere botta e limitare i danni, il problema vero nei prossimi mesi, ragionando seriamente in prospettiva, sarà mettere in campo una strategia capace di rilanciare Erice che oltre alla sua storia millenaria, la bellezza mozzafiato dei suoi panorami, il fascino senza tempo del borgo e tutto il potenziale naturalistico della montagna che fu della dea Venere, è anche quel motore economico, fatto di negozi, ristoranti, locali e strutture ricettive che gira grazie al lavoro di migliaia di addetti e se morirà questo tessuto produttivo, sarà  pressoché impossibile parlare di turismo.

Gli ericini ne sono perfettamente consapevoli. Per questo, nel loro documento, che rappresenta in tutto e per tutto una piattaforma per ripartire, gli operatori economici hanno lanciato una serie di proposte per rilanciare l’offerta turistica di Erice, quasi a volere fare del 2020, l’annus horribilis del coronavirus, l’anno zero della ripartenza, quasi una araba fenice dei tempi moderni. Non a caso, il documento consegnato all’Amministrazione ericina ed al Prefetto è “titolato” : “Basta false ri…partenze, Erice vuole ricominciare a correre!!“. Gli esercenti di Erice vogliono andare oltre le difficoltà del momento  mettendo in campo una vera e propria riqualificazione dell’offerta turistica, tenendo conto delle variazioni dei flussi e della fine del turismo di massa, perché, di fatto, di questo si parla per il momento e fino a quando si resterà sotto la spada di Damocle della pandemia.

C’è bisogno, dunque, di nuove strategie, promozione di offerte e pacchetti turistici innovativi. Gli operatori economici, dal canto loro, si sono detti pronti a fare la loro parte, chiedendo, però, all’amministrazione comunale di farsi carico delle spese relative all’avvio di una piattaforma di viaggi utile alla vendita on line BtoB che permetterebbe di verificare immediatamente il catalogo e le disponibilità, per offrire i migliori pacchetti ai clienti.

Ciò che urge, in definitiva, è un piano che passi dal confronto immediato con l’Amministrazione Comunale, chiesto a gran voce dal Bajuolo, per avviare una “coraggiosa collaborazione” che miri al “Risorgimento” dell’economia locale. “Coraggiosa” nel documento è scritto in grassetto, non a caso.

La consegna delle chiavi alla sindaca Daniela Toscano da parte del presidente dell’associazione il “Bajuolo” Maurizio La Sala.

IL VIDEO “ERICE SI SPEGNE”

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