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lunedì, Febbraio 26, 2024
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Lavori al porto di Castellammare del Golfo: condanne e assoluzioni

Di Pamela Giacomarro

Due condanne e sette assoluzioni. Si è concluso così il processo scaturito da uno dei filoni dell’inchiesta sui lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Il procedimento riguardava la bancarotta di due società collegate all’appalto per l’esecuzione delle opere.

La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale di Trapani, presieduto da Daniela Troja, che ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione Rosario Agnello e Domenico Parisi per la bancarotta della società consortile Nettuno. I giudici hanno respinto alcune ipotesi di reato, tra cui la bancarotta della società cooperativa Cea, alleggerendo la condanna per entrambi.

Assolti invece dalle accuse, a vario titolo, di favoreggiamento, associazione a delinquere e interesse privato in procedura esecutiva, l’ex vicesindaco di Alcamo e storico esponente del Partito Socialista, Pasquale Perricone, Salvatore Fratello, Santo Frazzitta, Tiziana Piazza, Maria Claudia Grillo, Pasquale Russo e Girolama Maria Lucia Perricone. L’inchiesta prese il via una decina di anni fa.

Secondo l’accusa Pasquale Perricone aveva messo in piedi un vero e proprio “comitato d’affari” che portò al fallimento delle due società Cea e Nettuno. Un fallimento pilotato, secondo l’ipotesi dei militari della Guardia di Finanza, in seguito al sequestro del cantiere del porto per l’utilizzo di cemento depotenziato.

Le Fiamme gialle ricostruirono i flussi di denaro delle società sostenendo che fossero state appositamente “svuotate” a favore di altre imprese. Nel caso della società Nettuno, presieduta da Agnello, sono emersi prelievi in contanti e assegni per un totale di 539 mila euro, non versati nelle casse del consorzio.

Frattanto, nei mesi scorsi, i giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani hanno rigettato la richiesta di applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di Pasquale Perricone e la confisca dei beni, revocando il provvedimento di sequestro preventivo che aveva riguardato alcune società riconducibili all’ex vicesindaco di Alcamo coinvolto, nel 2021, in un’indagine sui finanziamenti pubblici in favore della formazione professionale.

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