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martedì, Aprile 23, 2024
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Il grido d’allarme dalle Saline

Il focus sui danni nelle saline dopo l’esondazione del torrente Verderame che ha mandato sott’acqua Salinagrande e portato fango e detriti nelle vasche dove si produce il sale.

di Mario Torrente

I danni nelle saline nel territorio di Misiliscemi dopo l’esondazione del torrente Verderame. A Salinagrande, una delle più antiche nella storia di Trapani, rischia seriamente di fermarsi. Il suo proprietario, Stefano Terranova, ha lanciato un grido di allarme ed un appello alle istituzioni

Quella di Salinagrande è stata la prima salina della storia di Trapani. Le sue origini risalgono a prima del 1346. Praticamente c’è da sempre e manca pure di un formale atto di concessione da parte di un notaio come per le altre saline trapanesi. Insomma, le sue origini si perdono nella notte dei tempi, quando qui c’era un grande lago poi diventato un insieme di vasche dove “coltivare” il sale. Adesso questi sette e passa secoli di storia potrebbero perdersi per sempre perché la salina di Salinagrande rischia di interrompere le attività per i danni degli allagamenti dello scorso 13 ottobre a causa dell’esondazione del torrente Verderame.

Quest’anno a Salinagrande potrebbe infatti saltare la produzione visto che per mettere in produzione una salina ci vuole il tempo necessario per ottenere la giusta quantità di acqua marina concentrata, la famosa “acqua fatta”. Ma serve anche il tempo (senza pioggia) per pulire le vasche dal fango, un’operazione lunga e molto delicata visto che si va ad operare in un ambiente particolare come quello delle saline.

Tutto questo va a colpire un settore già messo a dura prova da un mercato globalizzato dove i margini di profitto sono molto ridotti. Non è più l’Ottocento. Ed il sale marino di Trapani, anche se è un prodotto unico di grande qualità, sarà anche chiamato l’oro bianco ma non rende chissà quali profitti. Quella dei salinai da sempre è una lotta per la sopravvivenza. Per di più lasciati sempre più soli.

E Stefano Terranova, proprio in questi giorni, dalla sua salina ancora sommersa dal fango ha lanciato un appello, chiamando in causa la visita del presidente della Regione Renato Schifani del 15 ottobre 2022, ricordando che questo evento non rappresenta un isolato caso nel tempo, poiché era già successo 19 anni prima nell’alluvione di Salinagrande del 2003. Stessa dinamica degli eventi di 4 mesi fa. Stesso drammatico epilogo.

Adesso, quasi vent’anni dopo, a Salinagrande Stefano Terranova è di nuovo bis e a capo dopo che in questi 19 anni si è completamente dedicato al ripristino della sua salina dopo l’alluvione del 2003. E adesso che era tutto perfetto, è successo di nuovo. Solo che allora aveva 30 anni – ha ricordato in un post sui sociale – adesso ne ha 50 “ed i soldi sono finiti”. Ed a distanza di 4 mesi non c’è stata alcuna dichiarazione di “calamità naturale” da parte della Regione, il che avrebbe fatto partire i ristori, ma solo lo stato di crisi che ha permesso di fare alcuni interventi come la pulizia del torrente Verderame nel punto in cui ha tracimato.

Una manutenzione che, come rimarcato dallo stesso Terranova, andava fatta prima, come intervento ordinario e non come un fatto straordinario dopo che ci sono stati ingenti danni. “Hanno messo la toppa nella barca dopo che è affondata – ha tuonato Terranova – dopo che le persone hanno perso tutto a seguito del disastro del 13 ottobre 2022. Invece di eseguire le manutenzioni ordinarie del canale Verderame in questi anni passati – ha continuato – hanno utilizzato i soldi, che potevano essere tranquillamente utilizzati per i ristori della popolazione e delle aziende che hanno avuto danni, per fare quello che non hanno fatto in questi 19 anni”.

Terranova ha quindi ricordato la visita del presidente della Regione Schifani del 15 ottobre 2022 assieme al capo della Protezione Civile Salvo Cocina e tutte le altri grandi cariche politiche e istituzionali, che sono state nella salina Salinagrande a rendersi conto dell’accaduto. Sembrava che tutti avessero capito la gravità della situazione. Ma quattro mesi dopo Stefano Terranova ha constatato come, purtroppo, a tutte le rassicurazioni fatte non sono seguiti dai fatti”.

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