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Il caso riaccende i riflettori sulla guerra del pesce che da anni si combatte al largo delle coste nordafricane

Rilasciato dalle autorità libiche il peschereccio mazarese “Tramontana”, con a bordo sette persone di equipaggio, sequestrato martedì scorso al largo delle coste nordafricane. L’imbarcazione ha lasciato ieri pomeriggio il porto di Misurata e adesso sta facendo ritorno in Sicilia. Secondo quanto appreso, era in mare da un mese, e il suo rientro era previsto nel periodo di ferragosto. L’imbarcazione era stata bloccata da un Guardiacoste libico nel golfo di Sirte e poi costretta ad attraccare nel porto del paese nordafricano e posta sotto sequestro. Secondo la Guardia costiera libica stava pescando in acque di pertinenza libica, come dichiarato al portale di notizie Libya Observer dal colonnello Rida Essa che ha sottolineato come “I marittimi non hanno alcun permesso per pescare in acque libiche”. Quella si combatte nelle acque antistanti le coste nordafricane è una vera e propria guerra del pesce. Al centro alcuni tratti di mare, compresa la cosiddetta “zona del mammellone”, su cui reclamano diritto esclusivo la Libya e la Tunisia. La libya inoltre, dal 2005, ha esteso la sua Zee (zona economica esclusiva) a 74 miglia dalle coste libiche, circa 62 miglia in piu’ rispetto alle acque territoriali riconosciute dalla comunità internazionale. “Nonostante la risoluzione positiva – ha sottolineato il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci – rimane il problema della decisione unilateriale della Libia di considerare anche un ampio tratto di acque internazionali quali acque di propria competenza. Comprendiamo che la situazione libica è molto delicata ma il Governo italiano e le Autorità internazionali debbono affrontare questa problematica a tutela della sicurezza e del lavoro dei nostri pescatori”. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente di Agripesca Sicilia Toni Scilla. “Siamo davvero felici e soddisfatti per la veloce e positiva conclusione della vicenda – ha sottolineato – contestualmente però chiediamo una maggiore salvaguardia e tutela della nostra marineria rispetto al tema dei sequestri nel canale di Sicilia che, tanti danni economici e tanto dolore, anche perdite di vite umane, hanno arrecato alle nostre imprese di pesca e ai nostri pescatori”.