Lo sversamento dei liquidi immortalato dalle telecamere e l’unica intercettazione che inchioderebbe Picone, responsabile operativo per l’Italia Meridionale di Energetikambiente

Vabbè mettilo li. Lo spegni e lo lasci scolare … perché la spazzatura sarà piena d’acqua”. Così parlava Benedetto Cottone, capo cantiere della società Energetikambiente per il comune di Alcamo. Le sue parole, intercettate dai militari del Nucleo Investigativo Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale, sarebbero la prova dello smaltimento illecito dei rifiuti ed inquinamento ambientale che ha portato ieri all’arresto dello stesso Cottone e di Giovanni Maria Picone responsabile operativo per l’Italia meridionale della società. Entrambi si trovano adesso agli arresti domiciliari. Gli altri indagati sono Adriano Stellino, Francesco D’Angelo, Federico Cutino, Gaetano La Rocca, Alessandro Adamo e Salvatore De Martino. “Le risultanze delle attività di videoripresa – si legge nelle cinquantadue pagine di ordinanza di custodia cautelare  – dimostrano che all’interno dell’autoparco gestito da Energetikambiente lo smaltimento illecito di rifiuti avveniva sistematicamente. Nello stesso modo – scrivono ancora i magistrati – è avvenuto lo smaltimento dei liquidi derivanti dal lavaggio delle cisterne dei mezzi”. Agli indagati viene anche contestata una gestione illecita di rifiuti pericolosi e non. All’interno di un capannone industriale, posto all’interno del CCR di Alcamo, gli investigatori, nel corso di un controllo hanno rinvenuto ben 4 cassoni scarrabili contenenti un ingente quantitativo di rifiuti Rae. Scorrendo le pagine dell’ordinanza appare invece marginale il ruolo di Picone. Il suo nome compare in una sola intercettazione. Una telefonata con Cottone che per i magistrati rappresenta la prova del suo coinvolgimento e del suo essere al corrente dei fatti. Ipotesi, questa, fortemente contrastata dai difensori. L’avvocato Paladino, lette le 52 pagine dell’ordinanza, ha fatto sapere che l’azienda non avrebbe avuto alcun interesse a sversare illegalmente i liquidi visto che il relativo conferimento alla Sicilfert sarebbe stato pagato dal comune di raccolta. Altri casi, dalle immagini dell’Arma, sarebbero da circoscrivere alle acque piovane confluite nella bocca di carico dei mezzi, fatti defluire dopo una notte all’aperto dell’autoparco della società a Partinico. Per Picone, poi, il legale marsalese, sostiene che l’architetto non fosse assolutamente a conoscenza delle dinamiche quotidiane della sede alcamese nell’ordinario.