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Restituiti i beni, sequestrati nel 2016 agli imprenditori trapanesi Nicolò e Salvatore Candela, rispettivamente zio e nipote. Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha revocato il sequestro di cinque società, oltre cento conti correnti e svariati beni mobili e immobili per un totale di circa sei milioni di euro. Per la Squadra Mobile di Trapani, i due imprenditori avrebbero ottenuto l’appoggio di Tommaso Coppola, ritenuto all’epoca ai vertici della famiglia mafiosa trapanese e poi assolto da ogni accusa e il vecchio boss Vincenzo Virga, nella gestione dei loro affari illeciti.  Il collegio presieduto dal giudice Daniela Troja ha però rigettato la richiesta di  “applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali” sottolineando come l’ “inserimento dei Candela nel comitato affaristico mafioso consente una piena attribuzione nella categoria di imprenditore mafioso” ma “non vi è prova che tale “partecipazione mafiosa all’impresa” sia proseguita in epoca successiva al lontano 2001″. IL nome dei due imprenditori era comparso anche tra i pizzini sequestrati ai latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, arrestati nel 2009. All’epoca emerse che i due imprenditori erano stati vittime di estorsioni durante i lavori eseguiti presso l’Aeroporto Falcone e Borsellino, tanto che il Fondo di rotazione per le vittime di mafia gli corrispose 50 mila euro. “Siamo molto felici del provvedimento dell’autorità giudiziaria che ha disposto il dissequestro di tutti i beni – è il commento dei due imprenditori – abbiamo avuto sempre fiducia nei giudici perché conosciamo la nostra storia. un particolare ringraziamento va ai nostri avvocati di avvocati Umberto Coppola, Michele Cavarretta, Paolo Paladino e Marcello Signorino e i consulenti tecnici come Angelo Irienti è l’ingegnere Antonio De Santis per l’impegno che hanno sempre dato e soprattutto il sostegno anche nei momenti più difficili”